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Sui social e specialmente su Twitter, tra gli addetti ai lavori, ne è nato persino un hashtag: #Canoo, ossia «Campaign against nonsense Output gap». Non senza ragione, dato che stiamo parlando di un parametro – l’Output gap, per l’appunto – tra i più «inafferrabili» fra quelli – casomai non fossero già di per sé più che discutibili – utilizzati da Bruxelles nelle sue valutazioni dei fondamentali economici degli Stati Ue. Come ha fatto questo criterio di misura a diventare così divisivo?



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di agosto 2021

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Per capirlo, occorre anzitutto spiegare di cosa si tratta. L’Output gap non è nient’altro che la distanza tra Pil effettivo e Pil potenziale: quando assume valore positivo, può suggerire il rischio di surriscaldamento dell’economia (la domanda supera l’offerta), mentre quando si colloca in territorio negativo, indica una possibile recessione (carenza di domanda). Fin qui la – relativamente facile – teoria. I problemi sorgono quando si passa alla pratica perché, se da un lato il Pil effettivo è un dato macroeconomico misurabile, lo stesso non si può dire per quello potenziale. Per quest’ultimo parliamo di stime, corredate da una rilevante incertezza. Con il risultato che lo stesso Output gap può addirittura assumere valori diversi (pure per gli anni già passati) a seconda del momento in cui viene osservato.

Output gap e «saldo strutturale»

Una noia mortale, vero? Peccato che su tutto questo impianto si fondi buona parte della vigilanza Ue sulle manovre finanziarie. L’Output gap è infatti elemento centrale nel calcolo del cosiddetto «saldo strutturale» (al netto degli effetti del normale ciclo economico) che, a sua volta, rappresenta la chiave di volta nelle politiche economiche orientate a conseguire, secondo i desiderata comunitari, il pareggio di bilancio.

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In estrema sintesi: più l’Output gap assume valore negativo, più quella nazione avrà «spazio» per espandere il deficit; al contrario più ridotto sarà l’Output gap (dunque più vicino il Pil effettivo a quello potenziale), e meno il governo potrà allargare i cordoni della borsa. Come detto, tuttavia, siamo di fronte a tutto tranne che a una scienza esatta: l’arbitrio e l’approssimazione, con una buona dose di discrezionalità, la fanno da padroni. Tanto più che il parametro, viziato da numerose fallacie metodologiche, è…

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