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Roma, 28 set – Se da una parte il governo prova a mettere una pezza per rimandare l’aumento di luce e gas, dall’altra naviga a vista di fronte ai prezzi delle materie prime destinati a crescere vertiginosamente nei prossimi mesi. Caso emblematico è quello della carta, ma la stangata è in arrivo pure per quanto riguarda il prezzo della pasta. A lanciare l’allarme è la Coldiretti che stima un possibile aumento del singolo pacco di pasta fino a 20 centesimi di euro.



Perché aumenta il prezzo della pasta

Se consideriamo che stiamo parlando di uno degli alimenti tradizionalmente più consumati in Italia, il rincaro è senza alcun dubbio allarmante. Ma a cosa è dovuto? Anche in questo caso il problema è a monte e noto da tempo, abbiamo cioè un grosso problema con la materia prima. In questo caso parliamo ovviamente del grano, del quale l’Italia importa più o meno il 40% di quello utilizzato per la produzione di pasta.

“I prezzi sono aumentati non solo per questo prodotto, ma per tutti, e spesso in modo eccessivo. La lievitazione dei costi di produzione inciderà sulle tasche delle persone che acquistano per la casa, ad uso privato. E anche sul food cost di noi ristoratori che difficilmente  riusciremo a traslare in un innalzamento del prezzo di vendita dei piatto”, fa notare Luca Marchini, presidente della Fipe Modena.

Problematica evidenziata anche da Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, regione che peraltro è il principale produttore di grano duro in Italia. “La domanda di grano 100% Made in Italy – dice Muraglia – si scontra con anni di disattenzione e abbandono che nell’ultimo decennio hanno portato alla scomparsa di 1 campo su 5 con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati, con effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente, dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero, soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore nel nostro Paese”.

A proposito di libero scambio

Situazione ulteriormente peggiorata “con l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (CETA) nel 2020”, perché da quel momento “le importazioni di grano canadese in Italia sono aumentate del 70% rispetto all’anno precedente per un totale di circa 1,7 miliardi di chili provenienti soprattutto da Paesi come gli Stati Uniti e il Canada”.

Leggi anche: Ceta, ecco l’accordo di libero scambio che rischia di uccidere il Made in Italy

Oltretutto, come spiegato sempre da Coldiretti, l’Italia è “il secondo produttore mondiale con un quantitativo di 3,85 milioni di tonnellate ma è anche il principale importatore perché molte industrie anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale hanno preferito acquistare sul mercato internazionale approfittando delle basse quotazioni dell’ultimo decennio”.

Come impedire la stangata

La soluzione? Aumentare la produzione di grano in Italia. Adesso d’altronde “la situazione è cambiata anche sotto la spinta dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano voluto dalla Coldiretti che ha favorito il boom delle paste 100% Made in Italy”. Per questo ora “ci sono quindi le condizioni per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e assicurino la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto ‘equo’, basato sugli effettivi costi sostenuti”.

Alessandro Della Guglia



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4 Commenti

  1. Ma del grano cinese non ne parla proprio nessuno? Solo qualche vecchia, rara e restata buona panetteria? Se aspettate che ammetta il Canada, state freschi. Manitoba, Manitoba e non solo.

  2. L’unico modo per evitare un aumento taroccato dei prezzi per dare in pasto a boccaloni un’inflazione inesistente
    https://www.barrons.com/articles/deflation-is-starting-to-take-hold-in-the-u-s-cpi-figures-show-51586530487

    ed evitare che riempiano il materasso anziché spendere come già fanno i ricchi
    https://www.npr.org/2020/06/17/878946307/the-rich-have-stopped-spending-and-thats-tanked-the-economy?t=1632952043234

    è comperare il minimo indispensabile
    https://www.hortidaily.com/article/9245093/us-12-billion-less-spent-on-food-than-last-year/

    Scusate gli articoli in inglese, al solito non è esterofilia è che imparare l’inglese serve, per non farselo sempre mettere facile dagli #Europarassiti visto che in italia ben sapendo che il gregge è digiuno di lingue straniere certe notizie non le passano.

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