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Roma, 1 ago – Da un lato la ricerca degli idrocarburi, dall’altro le rinnovabili. Due strade che per Eni non confliggono, anzi possono e devono essere percorse parallelamente. Una strategia che inizia a dare i suoi frutti, anche e soprattutto dal punto di vista dei risultati (contabili e non). Dimostrando che, quando si parla del cane a sei zampe, la “distruzione creatrice” di schumpeteriana memoria non sembra essere una chiave interpretativa valida.



Eni raddoppia il dividendo

Sono bastati sei mesi al gruppo di San Donato Milanese per archiviare il 2020. Un vero e proprio annus horribilis che passerà alla storia, tra gli addetti ai lavori del settore, come quello nel corso del quale il prezzo del petrolio ha ad un certo punto sfondato quota zero per finire in territorio negativo. Il peso sui conti si è fatto sentire, con 8 miliardi di perdita netta (740 milioni quella rettificata) nel bilancio chiuso al 31 dicembre scorso.

Tempo un semestre e, come detto, la situazione si è ribaltata. L’oro nero ha ripreso quota, superando la soglia dei 65 dollari al barile che sono lo scenario di riferimento del piano strategico 2021-2024. Eni ha così potuto mettere a segno quasi un miliardo di euro di utile al 31 giugno, che consente alla società di aumentare il dividendo da 0,43 a 0,86 centesimi ad azione. Un aumento del 100% a beneficio, tra gli altri, dell’azionista pubblico (oltre il 30% è suddiviso tra Cassa Depositi e Prestiti e ministero dell’Economia).

Forte spinta sulle rinnovabili

Non c’è, però, solo il petrolio. Un altro capitolo della prima parte del 2021 di Eni fa rima con fonti rinnovabili. E’ qui che il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha raggiunto forse i risultati più lusinghieri. Prova ne sia il conseguimento, ad anno ancora in corso, degli obiettivi prefissati, raggiungendo i 2GW di potenza installata e in costruzione.

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“L’Eni del futuro – commenta l’ad – l’abbiamo costruita negli ultimi sette anni. La transizione non riguarda solo le rinnovabili ma comprende anche l’economia circolare, le bioraffinerie e le tecnologie che abbiamo costruito e messo in campo in Italia e nel resto del mondo. Sarà un’Eni che avrà una componente upstream soprattutto permeata sul gas e completamente decarbonizzata al 2030 e che vedrà poi una trasformazione completa del comparto della raffinazione e della chimica”.

Filippo Burla

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