Roma, 25 apr – Consulente del governo Dini e della sua riforma delle pensioni che aprì la strada ai successivi interventi firmati da Roberto Maroni prima e dalla Fornero dopo, una cattedra al dipartimento di scienze sociali ed economiche dell’università La Sapienza, collaborazioni internazionali attive nel campo della ricerca sui sistemi pensionistici. Sandro Gronchi è probabilmente uno dei massimi esperti italiani di previdenza sociale. E sul tema ha le idee molto chiare. Talmente chiare da proporre, in nome della sempiterna stabilità dei conti pubblici, fin quasi di chiudere l’Inps. Esageriamo? Assolutamente no. Il Gronchi-pensiero è stato messo nero su bianco nel corso di una recente intervista al Sole 24 Ore. E rischia di far impallidire perfino Mario Monti.

Primo problema: l’aspettativa di vita. “Dalla crescita della longevità seguono coefficienti cronicamente obsoleti – afferma il professore – che implicano il parziale fallimento del principio contributivo. Infatti, le pensioni tendono a superare i contributi”. In altre parole: viviamo troppo a lungo e, non potendo liberarci fisicamente dei percettori degli assegni mensili, dobbiamo cercare qualche correttivo per rendere il sistema più flessibile. Vale a dire per pagare meno pensioni. E come? Semplice: “Mantenendo alta l’età minima”. Il problema, spiega Gronchi, è che “le donne possono attualmente accedervi (alla pensione anticipata che nell’ambito dell’ultima riforma ha sostituito la pensione di anzianità, ndr) dopo aver contribuito per 42 anni e 3 mesi e gli uomini per 43 anni e 3 mesi. Tenuto conto dell’obbligo scolastico (15 anni) in Italia si può quindi andare in pensione fin dall’età di 57/58 anni, che non trova riscontro in altri paesi europei”. Insomma, la legge Fornero non basta e bisogna fare di più. Molto di più.

A partire anzitutto dalla rivalutazione delle pensioni, la cui indicizzazione deve essere rivista e agganciata alla crescita del Pil meno 1,5 punti percentuali. Segue poi la necessità, a detta di Gronchi, di riformulare (alias restringere quasi del tutto le maglie) l’istituto della reversibilità.

L’apice del climax si raggiunge però con le ipotesi che il professore fa in merito alla data di pensionamento del lavoratore. Alla domanda su quali età abbia in mente, Gronchi prende infatti a modello il sistema svedese, “che prevede un’età minima di 63 anni e una massima di 67. Tuttavia, l’accesso alla pensione non è consentito prima che siano maturati 20 anni di anzianità contributiva e una pensione superiore al limite minimo di 2,8 volte l’assegno sociale, che si riduce a 1,5 volte quand’è raggiunta l’età massima. A chi non riesce a maturare in tempo entrambi i requisiti, è consentito di restare attivo fino a 70 anni (già diventati 71) quando il requisito economico svanisce mentre quello contributivo si riduce a 5 anni”.

Filippo Burla

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Commenti

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12 Commenti

  1. E vai con l’allarme pensioni. E’ bastato che dall’ Europa ci venisse indicato di mettere mano alle pensioni, che è esplosa la pensione mania. Tutti, economisti e politici ,attivi sui vari giornali e televisioni a sostenere che il sistema pensionistico va riformato (in peggio), perchè sono a rischio i conti pubblici e gli Italiani più sprovveduti a commentare che bisogna far presto prima che crolli tutto. Fatela finita, non ne possiamo più. Smettetela di spendere miliardi in armamenti e in opere inutili (es. Mose). Mettete un tetto alle pensioni e così i cittadini lavoreranno con più serenità senza la paura di lavorare fino a che non hanno la bava alla bocca

  2. Bravi questi professori e non tengono conto di tutti quelli che hanno percepito la pensione lavorando 4 anni ricordo ai geni che 1+1 fa ancora 2 se versi 4 anni di contributi come fai percepire anni di pensione oppure calcolano che muori in 4 anni..x non dire altro…concordo con claudio…

  3. il mio cervello e fisico dopo 42 anni di lavoro è sfatto, – 4 ore di viaggiio ogni giorni ed un capo insopporparbile – parli perchè non hai mai fatto un caz… in vita tua

  4. Basterebbe un lavoro da 36 ore settimana x tutti…..versare tutti i contributi……far diventare cittadini italiani anche gli stranieri di seconda generazione per far versare anche a loro i contributi, adeguare le pensioni baby,quelle dei politici con i reali anni di contributi versati….e dove sta scritto che l’aspettativa di vita si sta allungando? E diciamola tutta che fine fanno i contributi di quelli che muoiono a 50-60 anni che magari hanno versato per 20-30-40 anni i contributi. Professoreeeee tira lo sciacquone e affogatiiiii!!!!!

  5. Pazzo!!! Spero che questa provocazione abbia la più dura delle ritorsioni di questo folle… Gioventù a spasso disoccupata e questo idiota punisce i lavoratori. Tempo al tempo

  6. Uno paga il 48/100 per 43 anni e paga tutte le tasse e le accise e i bolli e via così per una vita.SI compra una casa e non sta sulle balle di nessuno.Si paga col T.F.R. la previdenza integrativa 50/60€ al mese in più.Alzandosi alle 2.00 di mattina per sempre.Chi s’è pappato 2400 × 10 alla nona €? Se fossi stato io non avrei chiesto il vitalizio o il reddito di cittadinanza perche lo hanno chiesto costoro per stare zitti.Avete finito di romperci i cosiddetti? Ma che ci credete di essere furbi e gli altri deficienti?Avete pure l’immunita’ parlamentare e state lì per spingere un bottone e stop. Ma vi cagate addosso se vi minacciano.Dovreste essere i nostri eroi e baluardi dei cittadini più inermi.Non meritate quindi ciò che vi pagano per noi.

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