Roma, 10 mar – Non solo gas e crisi energetica, come già spiegato su questo giornale anche l’agroalimentare italiano rischia pesanti conseguenze dall’embargo internazionale imposto alla Russia. Ma comunque si giri la medaglia di questa pericolosa partita, ci ritroviamo un serio problema da gestire, perché Mosca non sta a guardare e reagisce alle sanzioni con altrettante ritorsioni. La storia del 2014 si ripete, stavolta però le conseguenze per il made in Italy potrebbero essere ben più pesanti. A lanciare l’allarme al riguardo è Coldiretti, in un report apposito: “In pericolo per l’Italia ci sono le vendite degli elementi base della dieta mediterranea come vino, pasta e olio in Russia, che sono scampati all’embargo, ed hanno raggiunto lo scorso anno il valore di 670 milioni di euro con un aumento del 14% rispetto al 2020”.

Made in Italy, così sanzioni e ritorsioni affossano l’agroalimentare italiano

“Tra i prodotti Made in Italy più venduti nel Paese di Putin – fa notare Coldiretti – ci sono infatti prodotti come il vino e gli spumanti per un valore attorno ai 150 milioni di euro, il caffè per 80 milioni di euro, l’olio di oliva per 32 milioni di euro e la pasta per 27 milioni di euro”. Soprattutto chi esporta vino in Russia non può che essere fortemente preoccupato da questa guerra economica. “L’Italia è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato di circa il 30%, davanti a Francia e Spagna, ed ha registrato nel 2021 un boom della domanda di spumanti a partire da Prosecco e Asti ma tra le denominazioni più apprezzate ci sono anche i vini Dop toscani, siciliani, piemontesi e veneti”, si legge nella nota di Coldiretti. “Gli effetti del conflitto ucraino rischiano dunque di cancellare completamente il Made in Italy a tavola dai mercati e dai ristoranti di Mosca, aggravando ulteriormente gli effetti dell’embargo deciso da Putin con il decreto n. 778 del 7 agosto 2014, e da allora sempre prorogato, come risposta alla sanzioni decise dall’Unione Europea, dagli Usa ed altri Paesi per l’annessione della Crimea”, fa notare l’associazione.

Export: già persi 1,5 miliardi in 7 anni

Da notare che il blocco è già costato alle esportazioni agroalimentari tricolori 1,5 miliardi negli ultimi 7 anni e mezzo. Sempre Coldiretti specifica poi che “l’agroalimentare è, fino ad ora, l’unico settore colpito direttamente dall’embargo che ha portato al completo azzeramento delle esportazioni in Russia dei prodotti Made in Italy presenti nella lista nera come salumi, formaggi e ortofrutta Made in Italy, senza risparmiare le specialità, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele”.

Come se non bastasse, sottolinea ancora l’associazione “al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge la beffa della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy, realizzati in Russia come parmesan, mozzarella, robiola, o nei Paesi non colpiti dall’embargo come scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta Made in Bielorussia, ma anche salame Milano e gorgonzola di produzione Svizzera e reggianito di origine brasiliana o argentina”.

Alessandro Della Guglia

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