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immigratiRoma, 25 ott – L’ultimo colpo alla retorica immigrazionista arriva dal Cer, il Centro Europa Ricerche, che ha appena pubblicato uno studio sui costi delle grandi migrazioni sul mercato del lavoro degli Stati europei. L’articolo si intitola European Migration and the Job Market ed è a cura di due economisti, Stefano Collignon e Piero Esposito. Dello studio ha parlato lungamente il settimanale progressista Pagina 99, che ha avvertito così i suoi lettori: “Partendo dal presupposto che i lettori di Pagina 99 siano in maggioranza progressisti, questo articolo non avrebbe dovuto essere scritto. Perché i risultati di una ricerca sull’immigrazione del Cer contraddicono un assunto che la sinistra europea ha trasformato in un mantra: il fatto che gli immigrati non entrino in competizione con i lavoratori locali”.

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Gli autori dello studio ci spiegano come nel 2007, in Italia, il tasso di occupazione tra gli immigrati adulti risultasse di nove punti superiore a quello degli italiani. Per avere un’idea: in Paesi come la Svezia, l’Olanda, la Finlandia, la Francia e la Danimarca, il tasso di occupazione dei locali è tra i 10 e i 17 punti più alto di quello degli immigrati. Gli studiosi spiegano che nei Paesi del Nord Europa il tasso di laureati è molto superiore a quello del Meridione del continente. Il mercato del lavoro, quindi, richiede competenze molto alte. Nei Paesi del Sud Europa, invece, gli stranieri entrano direttamente in competizione con i lavoratori locali. Il risultato è che “la migrazione ha un effetto negativo sull’occupazione dei nativi nei Paesi periferici“, cioè quelli del Sud Europa. Sì, avete capito bene: gli economisti spiegano che l’immigrazione fa male ai lavoratori italiani. In altre parole, gli immigrati ci rubano il lavoro. Ora se ne sono accorti anche gli economisti.

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Giorgio Nigra

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