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Roma, 23 nov – Più salutari e più economiche, ma allo stesso tempo capaci di creare un giro d’affari da centinaia di milioni che dà lavoro a migliaia di persone. Parliamo delle sigarette elettroniche, alternativa meno nociva al tradizionale tabacco e che negli anni ha conquistato migliaia di italiani. Con risparmi notevoli alle casse pubbliche, visti i costi che lo Stato sostiene per le cure degli affezionati alle “bionde”.



Basterebbe questo per, quanto meno, non ostacolare lo sviluppo del settore. E invece no, perché ieri è stato approvato l’emendamento alla finanziaria con il quale il governo voleva mettere sotto torchio i produttori di liquidi e nicotina per sigarette elettroniche. Come preannunciato, si prepara dunque una stangata: l’imposta prevista è pari a 0,393€ per ogni millilitro di liquido (con o senza nicotina), un’accisa capace di far schizzare all’insù il prezzo di vendita delle ricariche degli “svapo”. Con il potenziale risultato di far desistere molti degli attuali utilizzatori, i quali potrebbero dunque ritornare ai classici pacchetti in vendita nelle tabaccherie. Mettendo così in ginocchio un settore fatto di 2500 rivendite e che, fra diretto e indotto, coinvolge più di 30mila addetti.

Immediate le reazioni degli operatori interessati, tra aziende produttrici di sigarette elettroniche, liquidi e nicotina e i vari distributori, i quali dicono sì alla regolamentazione a patto però di non usare la scusa dei problemi nel recupero del gettito per punire l’intero settore con tasse insostenibili sul lungo termine. Gli aderenti all’Anafe (Associazione nazionale produttori fumo elettronico, aderente a Confindustria) hanno incontrato la relatrice dell’emendamento, il senatore di Ap Simona Vicari, denunciando “una situazione insostenibile” da scongiurare “attraverso una sana collaborazione tra industria e istituzioni per intervenire sulle modalità di vendita, compreso l’online, e soprattutto sul livello di tassazione che mette a rischio l’esistenza di migliaia di piccole e medie imprese italiane”. Più strutturata invece la posizione di Coiv, Coalizione italiana del vaping, associazione “alternativa” all’Anafe, che propone di “parametrare l’imposta di consumo prevista dall’odierna legislazione in misura pari al 12,5 per cento dell’accisa gravante sull’equivalente quantitativo di sigarette (ovvero circa € 0,1 per millilitro di liquido) e aumentando tale percentuale qualora alle verifiche semestrali il gettito non corrispondesse alle aspettative di cassa”.



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2 Commenti

  1. Questa portata non è nuova, anzi nel periodo di massima espansione dello “svapo” si parlava di alcuni milioni di tabagisti passati alle ecig. Poi il ministero Sanità ed il monopolio hanno cominciato a chiedere restrizioni aumento dell’I.V.A. ed altre porcate. Adesso le aziende serie italiane e straniere hanno chiuso i battenti, con relative perdite di posti di lavoro. Hanno aperto il mercato ad internet dove si trova liquidi fatti in Cina o chissà dove senza tutele per i consumatori. Per 2 anni ero libero dalle sigarette, ora fumo le mini sigarette della P. M. A 5 euro a pacchetto.

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