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Roma, 29 ago – Se c’è un modello che, più di tutti, rappresenta la storia recente di Fca, questo è la Punto. Automobile “popolare” per eccellenza, alla portata di tutte le tasche, nacque per sostituire la Fiat Uno e con essa condivide – accanto al design firmato Giugiaro – anche gli impressionanti numeri di vendita: più di 9 milioni di esemplari realizzati dal 1993 ad oggi. Oltre la metà di essi (5 milioni di vetture tra Punto, Grande Punto e Punto 2012) sono usciti dallo stabilimento di Melfi, che venne inaugurato nel 1994 proprio con le linee di assemblaggio dell celebre utilitaria, la cui produzione è cessata nell’agosto 2018. I tempi sono ormai maturi per un nuovo modello di compatta, il quale segna però un altro capitolo della saga che porta i destini di Fca sempre più lontani dall’Italia.

La nuova Punto prodotta in Polonia (e con componenti francesi)?

Stando alle indiscrezioni circolate nella giornata di ieri, infatti, Fca starebbe pensando di localizzare – o meglio: delocalizzare – la “nuova Punto” (di cui ancora non si conosce il nome commerciale) negli stabilimenti polacchi di Tychy. Parliamo del sito produttivo dove già vengono assemblate le 500, che dovrebbero rappresentare la punta di diamante di un “made in Italy” che, stile a parte, dal punto di vista industriale di italiano hanno veramente poco.

Fca punterebbe inoltre ad utilizzare la piattaforma francese Cmp, ricevuta in “dote” dalla sedicente fusione con Psa che, entro i primi mesi dell’anno prossimo, darà vita al gruppo Stellantis. Decisione che, se confermata, darebbe corpo ai timori emersi poche settimane fa quando, con una lettera ai propri fornitori, Fca chiedeva ai propri fornitori di sospendere le attività di ricerca e sviluppo in merito ai suddetti pianali facenti parte del cosiddetto segmento B. Non una comunicazione da poco: in ballo ci sono migliaia di imprese tricolori che danno lavoro a oltre 50mila dipendenti, i quali rischiano di trovarsi da un giorno all’altro esautorati in favore dei loro omologhi transalpini.

Italia beffata. E con 6,3 miliardi da garantire a Fca

La scelta di far produrre la nuova Punto – che nelle prime immagini circolate in merito al progetto appare con un (possiamo dirlo: derisorio) tricolore in bella vista – in Polonia rappresenterebbe l’ennesimo schiaffo all’Italia, tanto più alla luce della garanzia statale all’80% sul maxiprestito da 6,3 miliardi accordato alla società tra maggio e giugno. Se i tempi furono record, altrettanto veloce fu il governo ad apporre il proprio via libera, a patto che Fca si impegnasse a rafforzare il settore automotive in Italia con almeno 5 miliardi di investimenti (peraltro già programmati prima dell’esplodere della pandemia).

Leggi anche – Fusione Fca Peugeot: così la Francia ci ha soffiato l’industria dell’auto

Il diavolo, si sa, si nasconde però nei dettagli. Se una delle condizioni è infatti quella di non ricorrere a delocalizzazioni, ciò vale esclusivamente per i modelli attualmente in produzione. Tra i quali non rientra la nuova Punto, che può così candidarsi ad antesignana di quello che probabilmente sarà il futuro prossimo di Fca. E con essa dell’industria dell’auto italiana.

Filippo Burla

21 Commenti

  1. Hanno chiesto un prestito all’Italia di 6,3 miliardi? E delocalizzano in Polonia? Io non gli avrei dato un cazzo, che vadano in Polonia a chiedere i prestiti!

  2. C’è scritto che si tratta di una garanzia, lo stato fa da caparra. Ma gleili potevano pure regalare, con tutti i miliardi che abbiamo, 6,3 in meno non fa differenza

  3. Fiat Italia restituirà il prestito, a tasso agevolatissimo e quindi, interessi, pochini pochini a… alle banche che l’hanno erogato, naturalmente. Già, ma esisterà ancora Fiat Italia dopo la fusione? Per ‘fortuna’ il prestito è garantito. Da chi? Ma dallo Stato Italiano, cioè da noi, naturalmente! Che gioia!

  4. Essendo FCA azionista di peso in Banca Intesa, gli interessi già quasi a zero, per loro credo che il “quasi” verrà tolto… grande affare fatto da CONTE e DI MAIO. Intanto a chi chiedeva 25.000€ x far sopravvivere la propria azienda non hanno ancora garantito una beneamata sega ?!

  5. P.S. con 6,3 miliardi, avremmo garantito 25.000 euro a ben 252.000 piccole e medie imprese che in Italia sono nate ed a differenza di FCA ci resteranno… (se riusciranno a soprevvivere) …

  6. io ti do i miliardi (nonostante in cassa exor ce ne siano 15000 liquidi) e tu con i tuoi giornali sostieni il governo

  7. industria dell’auto italiana… in Polonia? Chiedono all’Italia e vanno in Polonia? Chi sono quegli inetti che hanno detto di sì? Ormai si è oltre la frutta secca da un pezzo

  8. Tanto per dirla tutta in America la General motors, ha fatto causa ai signori Agnelli per aver corrotto i rappresentanti sindacali del settore auto americano alla vigilia del rinnovo del contratto di lavoro. Spero che l’Italia si tolga questi cancri, almeno una volta davano lavoro a mezza Italia, adesso manco più quello.

  9. Quindi gli italiani, a questo punto…..non dovrebbero più acquistare modelli prodotti all’ estero, che sbattono i ns. lavoratori e le famiglie per strada, perché il polacco, o il rumeno costano meno

  10. QUESTO paese non è attrattivo per le multinazionali ,
    Per fortuna abbiamo il bonus monopattino 🤣

  11. Per una volta, tanto di cappello ai francesi che 4 mesi fa avevano anticipato: le aziende francesi che avevano sede fiscale fuori dalla Francia NON avrebbero ricevuto neanche 1€ dallo stato…
    Fca avrebbe dovuto riceverli dall’Olanda, altro che 6,3 miliardi!!!…

  12. Articolo tipico dell’italiano frustrato, vittimista e piagnone, molto esercitato a modificare la percezione della realtà per adattarla alla sua dimensione di soggetto fallito, che gode de comunicare il fallimento altrui, soprattutto se invece si tratta di brillanti operazioni economiche. FCA ha mantenuto intatti tutti gli stabilimenti italiani, mentre per questi signori la sorte doveva riservare il trasloco in USA, ha invece investito in Italia per produrre la JEEP, cosa impensabile. Ora si accusa di voler trasferire la punto in Polonia, quando è noto che per le auto a basso impatto di utile, la produzione si realizza in paesi a più basso costo della mano d’opera. Ad ascoltare questi signori il fallimento di FCA non so sarebbe certo, ma certificato da tanta presuntuosa insipienza. Ma loro campano così sulle spalle di chi produce anche per loro.

  13. Intanto trattasi di prestito, quindi i soldi verranno restituiti con interessi anche se non elevati. In secondo luogo non scrivete o per ignoranza o per malafede, che la comunicazione data da FCA ai suoi fornitori non è segno che l’azienda voglia escluderli a scapito di quelli francesi ma che avendo scelto la piattaforma CMP di PSA è ovvio che il lavoro di sviluppo non potrà essere effettuato su una piattaforma che non verrà più utilizzata. Inoltre, i fornitori italiani, se la batteranno con quelli francesi secondo le regole del mercato e non secondo principio di nazionalità e cioè se saranno più bravi di quelli francesi verranno scelti sennò aria…se siamo in un sistema capitalistico dovreste sapere che si è in regime di concorrenza!! Ricordo infine che gli Agnelli saranno primi azionisti con il 14,5% della nuova realtà industriale. Una quota azionaria superiore ai Peugeot e allo stato francese che peraltro si disimpegnerà da Stellantis essendo azionista di riferimento di Renault che è sull’orlo del fallimento. Siete dei SOMARI

  14. Con la delocalizzazione di ogni e qualsiasi prodotto, non fanno altro che toglierci in modo subdolo il danaro dalle tasche. Mi spiego meglio, se io pago un maglione 200 euro, e i miei soldi hanno creato tot ore di lavoro in Italia, tutto ok, ma se mi vendono lo stesso maglione fatto in Cina al costo per loro di 5 10 euro, hanno svilito il mio lavoro che mi ha fruttato i 200 euro e si sono fottuti i 200 rifilandomi una patacca del valore di 10 euro.

  15. I “favori” economici fatti dai Governi di alcuni Paesi europei – fra cui l’Italia – alle grandi Case Automobilistiche hanno una storia tanto lunga e complessa da aver fatto oggetto, per il periodo 1977-2013, di un rapporto, di ben DUECENTOQUARANTA pagine, eseguito da Unioncamere e Prometeia e pubblicato dal nostro Senato nel 2015. Ne ho esaminato alcune parti in questo articolo, scritto il 14 aprile scorso (in pieno lockdown), ma rimasto inedito perchè l’Associazione che me lo aveva richiesto non se l’è poi sentita di pubblicarlo senza apportarvi grossi tagli, che io ho rifiutato:

    https://drive.google.com/open?id=16SAjkIHO1QlyMrZnPhU30fxMMpQMV9mf

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