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Roma, 29 ago – Dall’inizio dell’emergenza coronavirus abbiamo assistito ad ironiche e singolari esibizioni, da parte di rappresentanti politici di vari territori italiani. Uno dei governatori maggiormente in risalto è stato senza dubbio quello della regione Campania, Vincenzo De Luca.

De Luca lo sceriffo

Partito da comunista nella propria militanza, De Luca conosce prima fama politica come sindaco di Salerno, sua città adottiva e principale bacino elettorale. Durante il lockdown ha saputo interpretare egregiamente il ruolo di “sceriffo” giovandosi cosi della visibilità ottenuta anche grazie alle paure dei cittadini, risultando politico tenace ed attento alla gestione sanitaria e sociale del proprio territorio.

Chi però vive ed osserva quotidianamente la regione Campania ha chiarezza di come, dietro alle minacce di chiusura dei confini regionali, o alle ironie sulle feste di laurea da combattere con il lanciafiamme, si nascondano paure politiche ben precise e grandi bluff.

La sanità campana decimata

Risaputo che il mezzogiorno non possiede l’efficienza sanitaria ed amministrativa settentrionale, desta ancor più scalpore che, in cinque anni di governo De Luca, gli ospedali pubblici campani siano stati decimati e chiusi, per favorire l’avvento di strutture sanitarie private; dove, pur esprimendosi con assoluto e sacro garantismo, è constatato vi siano ampie probabilità di presenze ed interessi malavitosi.

Anche le strutture pubbliche sopravvissute ai tagli non appaiono indenni: l’ospedale San Giovanni Bosco, noto mediaticamente per le invasioni di formiche, l’anno scorso fu scosso da un’inchiesta (126 gli arresti) che lo dipingeva come vero e proprio feudo – la Procura di Napoli parlò del nosocomio come di una “sede sociale” dell’Alleanza di Secondigliano – della Camorra, arrivata ad aver potere decisionale su qualunque assunzione, con le squallide immagini che destano scalpore ovvia conseguenza dei comportamenti attuati.

L’Ospedale del Mare, progettato in maniera avanguardista e potenziale eccellenza nazionale, è relegato a cattedrale nel deserto, nella degradata ed abbandonata periferia est della città, con carenze lavorative dovute alla pessima organizzazione.

Nella classifica dei tamponi per il coronavirus fino a maggio la Campania risultava ultima, complici i tagli economici inflitti negli anni passati all’ospedale Cotugno – uno dei pochi strutturato per i test, vista la propensione per le malattie virali. Di conseguenza per ottenere l’esito di un tampone è passata anche una settimana di tempo.

Servizio pubblici allo sbando

Anche la gestione dei restanti servizi pubblici è davvero scadente. Le Asl, gli sportelli postali, quelli comunali o gli stessi uffici della sede di palazzo Santa Lucia sono a dir poco inefficienti. In una terra come il mezzogiorno, con troppi malati di assistenzialismo che vedono la soluzione dei mali nello squallido sussidio di turno, tipo il reddito di cittadinanza, una politica così non può che peggiorare le cose, comportando vergogna e sfinimento ai tanti cittadini onesti e volenterosi che abitano la Campania.

Sondaggi e visione popolare fanno apparire trionfante De Luca alle prossime elezioni del 20 e 21 settembre, a discapito dello sfidante ed ex governatore di regione Stefano Caldoro. Sarebbe però importante ed apprezzabile che tanti elettori ragionino sulla politica che ha ricevuto in cinque anni la regione prima di recarsi alle urne, senza farsi influenzare e soggiogare dalle gag social e dalle inattuabili minacce del governatore “sceriffo”.

Tommaso Alessandro De Filippo

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