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Roma, 6 set – Chi segue il Primato Nazionale sa benissimo cosa pensiamo dei trattati di Maastricht: tutto il male possibile. Dopotutto, è sulla base di questi trattati – e dei loro folli parametri economici – che la Grecia è stata demolita, l’Italia si è sorbita la «cura Monti» e, dulcis in fundo, abbiamo dovuto operare tagli sanguinosissimi alla sanità pubblica. Che, in tempi di pandemia, non è che abbiano proprio aiutato. Ecco, ora anche Repubblica si è accorta che, forse, quel «ce lo chiede l’Europa» non era poi una richiesta ragionevole. Per capirlo, il quotidiano della sinistra europeista ha contattato addirittura Joseph Stiglitz, che ha bocciato su tutta la linea la Ue targata Bruxelles.



«Maastricht senza fondamento»

Nell’intervista rilasciata a Repubblica, infatti, il premio Nobel per l’economia è stato perentorio: «Quei parametri [di Maastricht], intendo i rapporti del 3% di deficit sul Pil e del 60% di debito sul Pil, credo siano stati un grave errore per l’Europa. Molti economisti l’avevano capito 10 anni fa, quando individuarono la “golden rule”, che esclude dal deficit gli investimenti. Dal punto di vista economico, il Patto di Maastricht è sempre stato senza fondamento: sono numeri sbucati dal nulla; non è che se un Paese supera quelle soglie accade qualcosa», ha dichiarato Stiglitz demolendo tutta la mitologia su cui la Ue si è sempre basata.

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Le bordate di Stiglitz alla Ue

Ma che cosa rimprovera Stiglitz alla Ue, nel concreto? Semplice: il premio Nobel ha tentato di spiegare a Repubblica che i tagli al debito pubblico sono pressoché inutili se non accompagnati da investimenti statali che incentivino la crescita economia: «I mercati tendono a preoccuparsi più dei prezzi dei bond, che non del benessere della gente. Economisti e politici devono invece trovare l’equilibrio nei due fattori. Per questo ora è così importante avere una forte crescita economica, che consenta più flessibilità su Maastricht: e se cresce il Pil al denominatore, nel tempo finirà per ridurre i livelli di deficit e debito a esso parametrati».

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In pratica, Stiglitz ha detto a Repubblica che, in fondo, i sovranisti avevano e hanno tuttora ragione. Tanto più che «lasciarsi alle spalle Maastricht non significa assenza di regole, né che i Paesi non debbano gestire il deficit e il debito. Solo devono farlo in una prospettiva diversa, curando la sostenibilità di lungo termine». Tradotto: senza spesa pubblica, non possono esserci né crescita né tantomeno riduzione del debito. Non ci voleva un premio Nobel dell’economia per capirlo, ovvio. Bastava anche solo usare un po’ di logica. Ma l’europeismo, che non è scienza ma religione, con la logica non ha mai avuto molto a che fare. E i risultati si sono visti.

Valerio Benedetti

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