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Roma, 2 feb – Un altro pezzo del made in Italy se ne va. Questa volta tocca all’alimentare, dove il fondo di private equity internazionale, con sede a Londra, Bc Partners – già presente nel campo dopo l’acquisizione ne 2018 della Forno d’Asolo – ha concluso nei giorni scorsi l’acquisto dell’industria di pasticceria Bindi. Il valore dell’operazione non è stato reso noto ma, stando agli esperti del settore, potrebbe aggirarsi tra i 200 e i 240 milioni di euro.

Bindi: leader nella pasticceria surgelata

Fondata nel 1946 a Milano dal toscano Attilio Bindi, la società è leader nella produzione di dolci surgelati con una vasta gamma di dessert e prodotti da forno: 25mila i clienti serviti tra ristoranti, hotel e bar ed un’ampia capacità di penetrazione su decine di mercati internazionali – in specie gli Stati, dove produce e distribuisce direttamente – nei quali l’azienda realizza il 40% del proprio fatturato da oltre 140 milioni di euro.

Nata come piccola pasticceria artigianale nel capoluogo lombardo, Bindi si è successivamente affermata come solida realtà industriale. Il boom si ha negli anni ’90 – “Bindi: fantasia nel dessert”, recita il noto e fortunato slogan – quando l’azienda arriva a quintuplicare i propri ricavi, con una capacità di penetrazione tale da controllare quasi un terzo del mercato. Verso la fine del primi anni del nuovo millennio iniziano le prime avvisaglie di crisi, oggi superata – grazie anche agli effetti positivi di Expo sulla piazza meneghina – al prezzo però di una riduzione della forza lavoro: dei 700 dipendenti, nello stabilimento di San Giuliano Milanese ne rimangono circa 600.

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Le redini di Bindi sono sempre state nelle mani della famiglia del fondatore, senza particolari scossoni in termini di passaggio generazionale, prima con il figlio Rino e poi con il nipote, l’omonimo Attilio. Quest’ultimo rimarrà amministratore delegato, con l’obiettivo di sviluppare ancora i mercati internazionali.

Filippo Burla

4 Commenti

  1. Perdonate la franchezza, se riusciamo a vendere questa “non qualità” (e sono buono, non volgare), siamo “bravi”, ma non etici. Manco donate molte persone mangiano più queste schifezze…

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