Roma, 13 apr – E’ notizia di questi giorni che Matteo Renzi abbia annunciato la disponibilità di 1,6 miliardi di euro da spendere presumibilmente a favore delle classi meno abbienti. Non è cosa che capita così sovente e pochi presidenti del consiglio hanno potuto disporre di liquidità in un periodo in cui tutto è sottoposto a tagli e revisione dei costi (spending review).

Ora, come sia nato questo “tesoretto” è presto detto. Il rapporto deficit/Pil per quest’anno doveva essere in origine al 2,5%. Con un tratto di penna è stato innalzato al 2,6%. Un solo decimale in più che moltiplicato per i 1.600 miliardi, che costituiscono la base della ricchezza prodotta dagli italiani (Pil), hanno prodotto quei 1,6 miliardi di euro che verranno devoluti a mo’ di caramelle agli italiani in prossimità delle elezioni amministrative che a fine maggio interesseranno ben 17 milioni di elettori.

Un’operazione che farebbe impallidire i banchieri centrali che da anni stampano e creano moneta dal nulla.

Giocando d’astuzia, prerogativa che al premier non manca, Matteo Renzi conta così di elettrizzare un po’ l’atmosfera rincarando la dose si propaganda e sperando così di poter risollevare i sondaggi. Un’operazione a favore delle classi meno abbienti peraltro gli permetterebbe di tenere a bada la riottosa sinistra Pd. Tutto gioca a favore dell’incantatore fiorentino.

Ciò che viceversa appare bizzarro è l’aver scoperto che, nel decreto legislativo sul riordino dei contratti, la Ragioneria Generale dello Stato ha chiesto ed ottenuto l’inserimento di una clausola di salvaguardia, nell’ipotesi in cui il fabbisogno di risorse per la decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato stipulati quest’anno eccedesse la somma di 1,886 miliardi appostati dall’esecutivo. Questo potrebbe accadere, ad esempio, in caso di trasformazioni di massa dei contratti di collaborazione – che pagano robusti contributi, anche vicini al 30% – rispetto alle stime del governo (37.000 trasformazioni originarie più altre 20.000 aggiuntive, con retribuzione media stimata di 15.000 euro). In tal caso, il ministero dell’Economia provvederà “all’introduzione di un contributo aggiuntivo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali a carico dei datori di lavoro del settore privato e dei lavoratori autonomi”.

Il che vuol dire che si pagheranno contributi, però “di solidarietà”, sia chiaro, per avere un taglio dei contributi. Un bel gioco di parole. La speranza è che le cose non vadano così, che quei fondi si possano trovare, ma l’effetto straniante è che da un lato abbiamo un Def che crea dal nulla 1,6 miliardi di mance elettorali e dall’altro abbiamo una clausola di salvaguardia su una decontribuzione.

Di certo il potenziale da emicrania per i conti pubblici nazionali è a livelli d’allarme.

Giuseppe Maneggio

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here