Roma, 29 dic – Fioccano le disdette delle vacanze sulla neve, con l’intero settore in crisi: è anche colpa dell’allarmismo sulla variante Omicron. “La stima è del 60% di disdette di prenotazioni che erano state fatte nei territori montani alpini e appenninici fino all’Epifania. Siamo preoccupati. Perché tra gli operatori turistici, albergatori e ristoratori in particolare, oggi regna l’incertezza. Tanta. E fioccano le telefonate di disdetta. Che quest’anno sono più dannose dello scorso anno“. A lanciare l’allarme è Marco Bussone, presidente nazionale dell’Unione dei Comuni montani (Uncem).

Vacanze sulla neve, fioccano le disdette. Uncem: “Quest’anno peggiore dell’anno scorso”

“Siamo preoccupati – spiega Bussone – perché il danno dell’inverno 2021-2022 è peggiore di un anno fa. Nel dicembre 2020 gli albergatori e i ristoratori sapevano che sarebbero rimasti con numeri ridotti. Quest’anno no e quanto previsto, anche come magazzino di prodotti, a novembre 2021, oggi è impossibile da ammortizzare”. In sostanza, il settore era pronto alla stagione e ora si ritrova con una valanga di disdette delle prenotazioni.

“Devono agire governo e Parlamento con le Regioni”

I maggiori timori, fa presente il numero uno dell’Uncem, non derivano tanto dai numeri dei contagi quanto piuttosto dal dato economico. Il quadro attuale, “con una decrescita improvvisa dettata da disdette, mancanza di prenotazioni e dall’impossibilità di arrivare dall’estero, richiede un impegno forte politico. Devono agire governo e Parlamento, con le Regioni. Nessuno può escludere che serviranno dei ristori. Oppure l’attivazione di specifici fondi di rotazione per le imprese turistiche. Lo capiremo nelle prossime settimane. L’incertezza per ora domina tra tutti, compresi ovviamente i sindaci. Siamo inermi di fronte a questa quarta ondata”, ammette Bussoni.

Un settore che potrebbe lavorare nonostante il Covid

Il settore peraltro potrebbe lavorare nonostante le norme anti Covid. Secondo il presidente Uncem, “la montagna, gli spazi aperti e anche lo sci, le attività su pista, su neve e su ghiaccio, con mascherina e altre protezioni imposte dalle normative, sono meno contagiose rispetto ad altre situazioni dove si concentrano molte persone. Gli spazi aperti della montagna non sono causa del Covid, ma molto spesso sono invece soluzione alla diffusione del contagio. Sempre con mascherina ovviamente e con il vaccino per tutti, con numeri che Uncem auspica possano crescere anche nei piccoli Comuni e sui territori. Grazie a una campagna ad hoc nella quale crediamo con il governo e con il commissario Figliuolo”.

In ginocchio tutto il turismo, crollano le prenotazioni nelle città d’arte

Ma la campagna di allarmismo sulla variante Omicron, che in realtà è meno pericolosa delle precedenti (anche perché intanto il tasso di vaccinazione della popolazione è diventato altissimo) colpisce tutto il turismo. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, fotografa una situazione “in netto peggioramento”, con “un’inchiodata di prenotazioni e una serie di cancellazioni soprattutto nelle città d’arte, dove il 30% degli hotel è chiuso. Anche i prossimi mesi, da gennaio a marzo non credo saranno positivi. Gli italiani sono spaventati e preferiscono restare a casa o andare da parenti e amici: gli alberghi restano penalizzati. Se la situazione era grave due settimane fa, oggi è drammatica”.

I numeri della crisi

I numeri parlano chiaro, d’altronde. Nelle città d’arte il tasso di occupazione delle camere tocca il -58% a Roma, -56,1% a Firenze e con Venezia e Napoli rispettivamente al -57% e -43%. La perdita media dei ricavi degli hotel è del 55%, nelle città del 65%. Dal canto suo, Confesercenti calcola che siano almeno 200mila i lavoratori a rischio nel comparto turismo e ristorazione se non arriverà una proroga degli ammortizzatori sociali Covid dal 1 gennaio. “Non c’è più tempo da perdere – avverte Bocca – c’è bisogno di aiuti verso il settore, che è il più colpito, in termini di ristori, di ammortizzatori sociali, di fisco”.

Confindustria alberghi: “2021 peggio del 2020”

Federturismo di fronte a questi bilanci chiede anche che sia rivisto il piano del Pnrr, che ha messo alla voce di spesa turismo circa 1,8 miliardi, una cifra ora bollata come “offensiva”. Secondo l’osservatorio di Confindustria alberghi il 2021 chiude in modo peggiore rispetto anche al 2020, l’anno della pandemia. Anche in questo caso perché la situazione sembrava migliorata, prima che il governo operasse nuove strette. A confronto col 2019 poi, mancano oltre 60 milioni di viaggiatori stranieri, con una perdita di 25 miliardi di euro di spese turistiche. Ecco perché da parte del governo servono fondi per compensare i danni causati da chiusure, restrizioni e da un approccio di fatto di continua emergenza, nonostante il calo dei ricoveri.

Ludovica Colli

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Sport non più di moda.
    Ora gli slalom si fanno tra virus, tagliole, taglie e subumani di vario genere.
    Vincono tutti quelli che arrivano al traguardo vivi, non spennati e ancora sani di mente.

Commenta