Roma, 11 apr – Dopo due anni di assenza causa Covid è tornato il Vinitaly, il più importante appuntamento per il vino italiano. Una vetrina per le aziende e le eccellenze del nostro Paese che operano in questo settore. Non mancano, però, le fonti di preoccupazione per l’immediato futuro.

Rischiamo di non avere le bottiglie per la nuova produzione”, l’allarme di Federvini

A tenere banco è in particolare la prossima vendemmia. Il problema non sarebbe il vino in sé, ma la mancanza di bottiglie. Ne dà l’allarme Albiera Antinori, presidente del gruppo vini di Federvini: “Sono molto preoccupata. La vendemmia non è tanto lontana e rischiamo davvero di non avere le bottiglie per la nuova produzione. Una cosa del genere non è mai accaduta”.

Un’emergenza che ha del paradossale, tanto più che il settore vitivinicolo non ha problemi di approvvigionamento delle materie prime agricole, a differenza, per esempio, di pasta e prodotti da forno, i quali hanno bisogno importare grano duro e tenero perché la produzione nazionale non basta. Insomma, quello del vino sembrerebbe un mondo autosufficiente e autonomo.

Il vetro e il problema dell’energia

La scarsità di bottiglie è dovuta principalmente al boom dei costi energetici e agli effetti della guerra in Ucraina. La produzione italiana di vetro garantisce un buon grado di autosufficienza. Secondo i dati di Assovetro, gli stabilimenti attivi in Italia sarebbero 39, per un giro d’affari di 2,4 miliardi di euro e 7.800 addetti. A rimanere fuori sarebbe un 20% del fabbisogno che il nostro Paese importa dall’estero.

Questo almeno in teoria. La produzione di vetro e bottiglie ha un alto consumo energetico, perciò risente fortemente degli aumenti del costo dell’energia che sono avvenuti nell’ultimo periodo. Così si esprime Massimo Noviello, vicepresidente di Assovetro: “Già prima della guerra in Ucraina avevamo timore di non farcela a mantenere le forniture a causa dei rincari delle materie prime e dei trasporti. Una situazione che rischia di far fermare le nostre fabbriche come d’altro canto già è avvenuto all’estero”.

I pericoli per il vino italiano

Tutto questo mette a forte rischio il settore vitivinicolo. Già si era verificato un rincaro di circa il 10% sul costo delle bottiglie, a cui è seguito a inizio mese uno del 10-15%. Come è facile intuire, ciò non può che far lievitare il costo del prodotto finale, con le cantine e i produttori di vini costretti ad aumentare a loro volta i prezzi per rientrare nei margini. Un mondo dei vini che già teme di perdere il 6% del proprio export con la guerra fra Russia e Ucraina. A peggiorare la situazione il fatto che le vetrerie potrebbero non garantire nemmeno gli ordinativi già effettuati, lasciando a secco il vino italiano.

Michele Iozzino

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