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weidmann bundesbankRoma, 27 apr – La Bundesbank non ci sta e rilancia. Dopo lo scontro con la Bce, l’istituto centrale tedesco ritorna all’attacco e lo fa per bocca del suo presidente, Jens Weidmann, ospite per l’occasione dell’ambasciata tedesca a Roma.



“Per capire l’architettura della nostra moneta comune, dovremmo riflettere sulla teoria della tragedia dei beni comuni. L’esempio è quello del sovrasfruttamento delle risorse ittiche: il sovrasfruttamento da parte di un singolo pescatore riduce la disponibilità di pesci per altri pescatori e minaccia nel lungo periodo le risorse ittiche. Esattamente come un elevato indebitamento pubblico può risultare allettante agli occhi del singolo Paese, tuttavia è nocivo per l’Eurozona poiché può determinare un innalzamento dei tassi a lungo termine per tutti gli Stati dell’area”, spiega Weidmann, senza usare troppi giri di parole. Un chiaro riferimento al caso della Grecia ma non solo, dove a suo giudizio si è operato “facendo cadere il principio di responsabilità”. Certamente le colpe di Atene non sono da trascurare, ma laddove si è operato con la mannaia facendo – con dosi massicce di austerità, necessarie per salvare l’euro ma facendo regredire la Grecia ai livelli di decenni fa, ben oltre le sue vere o presunte colpe – peggiorare una situazione già critica dovrà pur portare ad interrogarsi sugli scarsi risultati della linea seguita. Invece no, perchè la soluzione è, sempre, una soltanto: “La storia recente, e non solo quella tedesca, ci insegna quanto sia anomala l’idea, che sia possibile mantenere in modo duraturo un’unione economica e monetaria senza un’unione politica”, continua Weidmann, giungendo al più ovvio dei corollari: trasferire “sia il potere decisionale sia la responsabilità per le questioni di bilancio a livello europeo”.

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Weidmann, d’altronde, sa benissimo che la politica dell’austerity e dei tagli di bilancio, unitamente alla compressione dei salari – vale a dire la svalutazione interna – è l’unico modo per recuperare i differenziali e recuperare competitività in un sistema di cambi fissi. E’ per questo che togliere sovranità agli Stati, assegnandola alle strutture tecniche dell’Unione Europea, è la sola strada percorribile perché ciascuno sia costretto a fare i proverbiali “compiti (della Bundesbank) a casa”. Compiti che sino ad oggi non sono stati portati a termine con efficacia, se è vero che “a possibilità di ridurre velocemente i deficit strutturali creata dalla politica monetaria molto accomodante della Bce non è stata sfruttata”, ha detto ancora Weidmann, avvertendo che “ciò potrebbe diventare un problema per la sostenibilità del debito quando il consiglio della banca centrale dovesse intraprendere una politica monetaria più restrittiva”. Detto fra i denti, significa che se qualcuno dovesse opporsi alle cessioni di sovranità, sacrificata sull’altare del bilancio, una tempesta sul debito potrà sempre ricondurlo a più miti consigli. D’altronde Weidmann lo sa bene, essendo in carica da quel 2011 fatto di crisi (eterodirette) dello spread e avvicendamenti di governi tecnici.

Filippo Burla

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