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Roma, 27 gen – La nuova compagnia telefonica Wind Tre parte annunciando nel prossimo triennio 1500 esuberi. Niente paura: a detta dell’azienda nessuno verrà cacciato brutalmente. Il potenziale esubero sarà gestito in maniera “non traumatica attraverso insourcing di nuove attività, riprofessionalizzazioni, formazione certificata e uscite volontarie”. Il management con questa supercazzola ha fatto ingoiare il boccone amaro ai dipendenti. L’azienda, infatti, può contare sull’appoggio dei sindacati in particolare di Cgil, Cisl e Uil. Forse la Triplice è convinta di poter far valere le proprie ragioni al tavolo negoziale. Questo lo vedremo più avanti. Intanto ora è bene analizzare le ragioni che hanno portato al matrimonio tra H3G e la Wind.

Il matrimonio Wind Tre

Wind Tre S.p.A. è una società italiana del gruppo CK Hutchison operante nel settore delle telecomunicazioni. Quest’ultima nasce come joint venture paritaria tra i gruppi CK Hutchison e Veon a seguito della fusione per incorporazione di Wind Telecomunicazioni S.p.A. in H3G S.p.A. L’obiettivo sin dall’inizio era quello di creare un player di riferimento nell’integrazione fisso-mobile e nello sviluppo delle reti in fibra di nuova generazione. L’unico ostacolo poteva venire da Bruxelles. Ma nel 2016, il commissario Ue per la concorrenza Marghrete Vestager ha dato la sua approvazione. Un “nulla osta” strappato con le unghie e con i denti dopo 13 mesi di trattativa.

Per convincere la Vestager i promessi sposi hanno dovuto cedere una parte delle infrastrutture: torri e frequenze che dovranno essere messe sul mercato. Le prospettive sono eccellenti. Oggi (secondo l’Agcom) l’azienda guidata da Jeffrey Hedberg è il primo operatore di telefonia mobile (30,8% del mercato al 31/03/2018) alla pari con Tim (se vi si include la percentuale della partecipata Kena Mobile) e il terzo di telefonia fissa (13,1% del mercato al 30/06/2018) dopo Tim e Vodafone Italia. Ad irrobustire questa Joint venture c’è l’accordo (di durata decennale) con Fastweb sullo sviluppo di una rete condivisa 5G. Anche in questo caso è partita la standing ovation dei sindacati confederali. Oggi però la questione è diversa. Si parla di esuberi, eppure l’ottimismo dei rappresentanti dei lavoratori è sempre lo stesso. Strano a dirsi, ma è così.

Il placet di quasi tutti i sindacati

Iniziamo da Riccardo Saccone, segretario nazionale della Slc Cgil che apprezza il modo in cui Wind Tre intende gestire i potenziali esuberi. “Nel prossimo triennio – afferma Saccone – siamo nelle condizioni con la nostra cassetta degli attrezzi, tra uscite volontarie e riprofessionalizzazioni, di monitorare e gestire la situazione di Wind Tre senza atti unilaterali e traumatici. Tuttavia qualora il gruppo dovesse dichiarare 1.500 esuberi noi non saremmo d’accordo. Restiamo contrari a ogni futura decisione unilaterale di tagliare l’occupazione”. I dipendenti possono stare tranquilli a gestire la possibile vertenza basterà la cassetta degli attrezzi del dirigente del sindacato guidato da Maurizio Landini. Saccone però non è il solo. Anche la Cisl si trova sulla stessa lunghezza d’onda. “Wind Tre – spiega Giorgio Serao (Fistel Cisl) – vive la grande crisi che da alcuni anni affligge il settore delle telecomunicazioni. Operare in un contesto competitivo e a bassa marginalità è oggettivamente difficile. In questo quadro di difficoltà intendiamo verificare con l’azienda la possibilità di un percorso condiviso, per cercare ogni strumento utile alla conservazione del perimetro occupazionale”.

Sembra che tutto proceda nella giusta direzione: i datori di lavoro e maestranze collaborano lealmente per il futuro dell’azienda. A dire il vero le cose non stanno affatto così. La fase di trasformazione per l’azienda però sarà inevitabile. E rischierà di portare anche all’esternalizzazione dei Data center ossia Ced (Centro Elaborazione Dati), che ospita tutte le apparecchiature necessarie a governare il sistema informativo aziendale. Questo processo contribuirà di fatto ad un indebolimento dei dipendenti di Wind Tre. Questo è uno dei motivi che ha spinto Stefano Conti, segretario nazionale Ugl Telecomunicazioni a spegnere l’entusiasmo dei suoi colleghi. Vediamo come.

L’Ugl non si unisce al coro degli entusiasti

Il ragionamento di Conti non si limita al caso Wind Tre ma sottolinea la mancanza di strategie del governo nel settore dei contact center. Un esempio su tutti: la vertenza di Almaviva Palermo. Il dirigente dell’Ugl stigmatizza la decisione del governo sull’inammissibilità degli emendamenti al Milleproroghe sul rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per i call center ed i contratti di espansione per accompagnare la digitalizzazione e riqualificazione dei lavoratori. L’intervento del segretario nazionale Ugl Telecomunicazioni si conclude sui potenziali esuberi di Wind Tre: “Come sindacato seguiremo attentamente tutti i passaggi di questa evoluzione aziendale, ma per quanto ci riguarda occorre anche un piano per nuove assunzioni e l’azzeramento degli esuberi al termine della riorganizzazione triennale sulla falsa riga dell’accordo del luglio scorso per il piano di digitalizzazione in Tim la più grande azienda di telecomunicazioni della nazione”. In sintesi, l’azienda guidata da Jeffrey Hedberg non ha convinto tutti i sindacalisti. Pertanto, se nel prossimo triennio vorrà mettere alla porta 1500 dipendenti, troverà pane per i suoi denti.

Salvatore Recupero

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