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Roma, 18 gen – Gli avvocati di alcune donne jihadiste di passaporto francese detenute in Siria hanno prodotto un esposto al procuratore della Repubblica di Parigi per “detenzione arbitraria”. Le donne, spesso con figli, sono per lo più prigioniere in campi gestiti da curdi in territorio siriano, il che complica le cose, dato che le autorità competenti con cui trattare un’eventuale estradizione sono quelle siriane, mentre quelle curde, che in quei territori hanno instaurato un governo di fatto, non sono riconosciute. “Abbiamo sollecitato e sollecitiamo il rimpatrio di queste donne e di questi bambini in Francia, sapendo che esse accetteranno di farsi carico delle proprie responsabilità penali al momento del loro arrivo in territorio francese”, scrivono i legali in un comunicato congiunto.
Si calcola che una quarantina di affiliati “francesi” all’Isis, uomini e donne, accompagnati da una ventina di figli, sia detenuta tra Iraq e Siria. Giorni fa, in Francia ha fatto scalpore il caso di Emilie König, 33 anni, figlia di un poliziotto di una piccola città della Bretagna, convertitasi all’islam da adolescente e volata nel 2012 in Siria per fare da propagandista e reclutatrice per l’Isis (in alcuni video la si vede addestrarsi a sparare). Non una ragazza di origine extra-europea, quindi, ma una francese “vera”. Ora Emilie ha chiesto alla sua famiglia e al suo Paese di tornare. “È stata interrogata e torturata”, ha detto la madre. La donna è detenuta in Siria, vicino Al-Hasaka, non lontano dal confine turco, in una zona sotto il controllo curdo.
In totale, si calcola che siano circa 4.300 le persone che hanno lasciato l’Europa per combattere in Siria e in Iraq a partire dall’aprile 2016, secondo un recente studio del Centro internazionale per l’antiterrorismo con sede a L’Aia. Altri studi quantificano i foreign fighters in più di 5000. Le forze dell’ordine francesi stimano che circa 690 combattenti stranieri francesi siano ancora in Siria e che circa il 43%, cioè 295, siano donne, ha detto il procuratore di Parigi, François Molins. Quella delle jihadiste francesi è una percentuale maggiore rispetto a qualsiasi altro Paese europeo. La Francia, tuttavia, non ha ancora stabilito una politica generale sui casi in oggetto. Nel novembre del 2017, Macron ha fissato un principio, che in realtà è un non principio: “Valutare caso per caso”. Nessuno dei prigionieri francesi in Siria, al momento, avrebbe ricevuto visite dal consolato, cosa a cui pure avrebbero diritto.
In Germania, d’altro canto, si calcola che esistano almeno 100 bimbi nati da combattenti con cittadinanza tedesca in Iraq e Siria. Circa 320 islamisti sono rientrati in Germania dal califfato, e quasi ogni donna che ritorna è incinta o ha avuto dei figli nel frattempo, dato che peraltro questa missione “demografica” era esattamente uno dei compiti affidati dall’Isis alle militanti: donare eredi ai combattenti e futuri cittadini al nuovo Stato. Ora quello Stato non esiste più e quegli islamisti in erba andranno invece trasformati in cittadini di quelle democrazie che i loro genitori hanno abbandonato sdegnosamente. Un compito meno semplice di quello che possa sembrare.
Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. …e meno male che regalando cittadinanze si sarebbe evitata la “radicalizzazione”.
    PS terroristi che hanno e stanno cercando di farci fuori,ma assolutamente non traditori,perchè
    questa parola sottende un legame ed una fratellanza che non c’è mai stata,se non nelle proiezioni
    oniriche di qualche politico fallito; quindi non hanno tradito nessuno di noi europei, semmai sono stati fedeli alla loro vera patria e società di origine)

  2. Poverini……poverine…..prima pronti e pronte a tagliar gole e preparare attentati sanguinari ,ora come coniglietti si lamentano del trattamento che viene riservato loro,che ricordiamolo sono terroristi infami e bastardi……… Spero che scompaiano nelle sabbie del deserto e naturalmente mi scuso con i coniglietti.

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