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Roma, 23 feb – Chi ha ucciso l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese? Ancora non lo sappiamo con certezza, perché 24 ore dopo l’agguato le ombre sui responsabili non si sono ancora diradate e restano in piedi diverse piste. Poche ore dopo l’attacco il governo di Kinshasa ha accusato le Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr). Un’ipotesi rilanciata da diversi giornali italiani.



Fdlr è il principale gruppo armato ruandese aderente alla dottrina dell’Hutu Power ed è vero che agisce nel Nord Kivu, zona dove è avvenuto l’assalto al convoglio dell’ambasciatore italiano. Nella stessa area sono però attive decine di milizie che rispondono ad altrettanti capi tribù e signori della guerra. I ribelli ruandesi hanno poi negato di essere i responsabili dell’attacco. Cosa che di per sé non prova automaticamente la loro innocenza, ma neppure fa pensare per forza di cose a un bluff.

Ambasciatore italiano ucciso: il rapporto degli 007 italiani

Oggi è stato pubblicato il primo rapporto dell’intelligence italiana. Secondo i nostri 007 è possibile che nell’agguato siano coinvolte le Allied Democratic Forces (Adf) “di origine ugandese”. E non si può nemmeno escludere che l’attacco, inizialmente apparso come un tentativo di sequestro, sia stato in realtà organizzato a scopo di rapina. “L’evento si inserisce in un contesto securitario di estrema fragilità, che caratterizza l’area del Kivu del Nord negli ultimi 20 anni”, scrivono gli 007 italiani. L’intelligence fa notare che il gruppo delle Allied Democratic Forces, recentemente sospettato di adesione al jihadismo, opera di norma in una zona molto più a Nord di Rutshuru (Beni), nel parco di Virunga. “Ma non si può escludere che l’azione sia riconducibile ad elementi Adf anche in relazione alla presenza di una cellula logistica del gruppo in Goma”.

La pista jihadista

Ieri, su questo giornale, abbiamo provato a indicare qualche possibile pista da seguire. Non perché abbiamo avuto soffiate particolari, ovviamente. Abbiamo però effettuato una ricerca sui gruppi armati più organizzati e attivi nel Nord Kivu. Dopodiché, banalmente, ci siamo limitati a far notare che una delle più spietate milizie operanti in quella zona del Congo è l’Adf. Nate in Uganda, ma attive anche nella Repubblica Democratica del Congo, le Forze alleate democratiche sono un’organizzazione terroristica di matrice jihadista che attacca spesso civili. Le Nazioni Unite hanno accusato più volte questo gruppo di crimini di guerra e negli ultimi anni le loro azioni sono state rivendicate dall’Isis. L’affiliazione di questo gruppo armato allo Stato islamico è in realtà incerta. Molti analisti la mettono in dubbio, ma sta di fatto che in meno di due anni l’Adf ha ucciso più di mille civili e ne ha rapiti 534, dei quali 457 sono ancora dispersi.

Eugenio Palazzini

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