merkel+obama-3Washington, 10 feb – E alla fine volò anche a Washington. La cancelliera tedesca Angela Merkel, nel suo frenetico tour che l’ha portata prima a Kiev e a Mosca insieme al presidente francese Francois Hollande, quindi a Monaco per la conferenza sulla sicurezza, è sbarcata ieri oltreoceano per convincere anche il presidente americano Barack Obama sulla necessità del vertice a quattro di Minsk programmato per domani, mercoledì 11 febbraio, cui parteciperà insieme allo stesso Hollande, al presidente russo Vladimir Putin e al presidente ucraino Petro Poroshenko. Obiettivo del vertice di Minsk sarà quello di concordare e sottoscrivere un piano di pace duraturo per l’Ucraina.

La posizione americana rimane tuttavia improntata allo scetticismo e alla durezza nei confronti di Mosca. La Russia “ha violato tutti gli impegni presi con gli accordi di Minsk” e mette a rischio “l’ordine della pace in Europa” fondata sul rispetto delle integrità territoriali, ha dichiarato Obama nel corso della conferenza stampa congiunta tenuta al termine dell’incontro a Washington con la Merkel.

La partnership tra Usa e Ue continuerà a essere “ferma, salda, solida, anche se su alcune cose non saremo d’accordo“, ha affermato il presidente Usa, alludendo di nuovo alla “possibilità dell’invio di armi letali” a Kiev. Resta, in ogni caso, confermata la via delle sanzioni: “Abbiamo chiarito – ha detto Obama – che se Mosca continuerà in questo modo, sarà ancora più isolata: aumenteremo le sanzioni, non ci fermeremo fino a quando non riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo“, reso già  evidente, a suo dire, dal “balzo negativo sull’economia russa”, auspicandosi quindi che per Mosca i costi da pagare diventino abbastanza alti da convincere Putin a intraprendere la strada della soluzione diplomatica, e a cessare il tentativo di “ridisegnare le frontiere in Europa con il fucile puntato“.

Secondo il cancelliere tedesco, “Europa e Usa devono esplorare altre opzioni“, che non necessariamente devono essere militari, aggiungendo enfaticamente che “io stessa non potrei vivere senza aver fatto questo tentativo“, per poi allinearsi al presidente Usa nella denuncia a Mosca per aver “violato” i termini iniziali del trattato di Minsk sottoscritto lo scorso settembre e per il sostegno ai ribelli anti-Kiev.

Entrambi i leader, tuttavia, si sono mostrati abbastanza  scettici sulle prospettive di una soluzione diplomatica: “Se, a un certo punto, si dovesse constatare che non è possibile un successo [del negoziato], nonostante tutti gli sforzi, allora gli Stati Uniti e l’Europa dovrebbero sedersi insieme e tentare di esplorare ulteriori possibilità“, ammette la cancelliera tedesca.

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Parlando della crisi in Ucraina, la CNN titola “Obama considera di armare la truppe pro-Usa”

Alla fine, comunque, un sostanziale via libera da Washington al tentativo franco-tedesco, guidato da Angela Merkel, per conquistare la firma a un trattato di pace permanente, evidentemente sollecitato proprio dall’urgenza di scongiurare l’intenzione americana di armare le forze di Kiev, opzione che a Mosca sarebbe interpretata come una provocazione inaccettabile. Del resto, secondo Obama “l’Ucraina ha il diritto di difendersi”; la Cnn, tuttavia, interpreta la cosa in un modo un po’ diverso, come evidente dalla figura a fianco: probabilmente uno scivolone comunicativo, che ha sollevato ironie e polemiche negli Usa.

Intanto, parecchie voci si sono levate in Europa contro la fornitura di armamenti all’Ucraina, tra cui quella dell’altrimenti silenziosissimo ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, il quale rispetto alle armi al paese est-europeo ha dichiarato che “non le forniremo né oggi né domani”. Silenzio di tomba, ancora, dalla “ministra degli Esteri d’Europa”, Federica Mogherini.

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Marine le Pen

Molto netta la posizione della leader del Front National, Marine Le Pen, che critica in toto l’operato della Casa Bianca e di una Ue completamente assoggettata alle decisioni del suo inquilino, affidando a tre tweet il suo pensiero al riguardo: “Per quanto riguarda l’Ucraina ci stiamo comportando come lacchè degli americani”, “deve essere privilegiato tutto ciò che va nella direzione di una soluzione diplomatica del conflitto ucraino” e “l’obiettivo degli americani è quello di far scoppiare una guerra in Europa e di spingere fino alla Russia i confini della Nato”. Più chiaro di così…

Importante anche se non inattesa la posizione cinese che, appoggiando il prossimo vertice di Minsk, ha criticato qualsiasi ipotesi di fornitura di armi a Kiev.

Nel frattempo, i ministri degli esteri della Ue, cogliendo la criticità del momento, pur approvando nuove sanzioni contro la Russia, ne hanno congelato l’applicazione, vincolandola agli esiti del vertice di Minsk; spicca al proposito la posizione spagnola: da Madrid il ministro dell’Economia, Luis de Guindos, ha sottolineato l’altissimo costo delle sanzioni per l’Europa a differenza di quanto è accaduto agli Stati Uniti, primi fautori della dottrina punitiva contro Mosca, i cui scambi commerciali sono limitatissimi con la Russia (35 miliardi contro i 411,9 dell’Ue). Le sanzioni imposte dall’Ue alla Russia per la crisi ucraina sono costate ai ventotto paesi Ue già 21 miliardi di euro di esportazioni, è l’accusa di Madrid.

La tensione rimane comunque alle stelle. Nel pieno del convulso negoziato per trovare una soluzione al conflitto nell’est dell’Ucraina, le autorità di Kiev hanno denunciato che 1500 soldati russi avrebbero attraversato la frontiera russo-ucraina tra il 7 e l’8 febbraio, aggiungendo che i convogli hanno introdotto nel paese anche armi pesanti, tra cui lanciamissili.

Dalla parte russa l’incontro di Minsk appare molto benvoluto, anche se Putin ha fatto sapere che non accetterà da nessuno alcun tipo di ultimatum. Il portavoce del Cremlino ha lanciato un altolà: “Abbiamo già detto tutto circa il tono dei negoziati. Nessuno ha mai parlato o si può permettere di parlare al presidente usando un tono da ultimatum come piacerebbe a qualcuno“. Circola anche la notizia che la partecipazione del presidente russo, da cui dipende la stessa fattibilità dell’importante vertice, dipenderebbe da alcune non meglio specificate “condizioni”.

Sul campo, intanto, il sangue continua a scorrere copioso: 19 le persone uccise in 24 ore, di cui 10 civili. L’altra notte, una gigantesca esplosione ha investito un’area industriale intorno a Donetsk, capoluogo dell’omonima autoproclamata repubblica separatista, la cui potenza è stata stimata intorno a una tonnellata di tritolo, segnale che iniziano a circolare missili più potenti di quelli finora utilizzati.

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Il crollo della Grivna, moneta dell’Ucraina

Sul piano economico, a un anno dalla rivolta di Maidan l’Ucraina appare allo stremo, con la moneta locale, la grivna, che ha perso in due giorni il 50% del proprio valore. Probabilmente come ulteriore elemento di distensione e pressione al tempo stesso, la Ue ha reso noto che intende organizzare ad aprile una conferenza di donatori per raccogliere fondi a favore dell’Ucraina ma solo se Kiev sarà in grado di definire un dettagliato piano di investimenti da finanziare. L’obiettivo è raccogliere almeno 15 miliardi di dollari per rilanciare l’economia di Kiev, ridotta ai minimi termini dall’inizio della crisi.

Per concludere, un importante bivio della storia si sta rapidamente avvicinando e molti segnali indicano che domani a Minsk – sempre che il vertice abbia davvero luogo – saranno in gioco destini più grandi della stessa Ucraina. Se non si arriverà a un vero, duraturo e sostenibile piano di pace, essendo molto discutibile l’utilità delle sanzioni per piegare la Russia (ma indiscutibile il danno all’Europa), la tentazione  per Usa e Nato per un colpo di mano sulla Russia, militarmente quasi accerchiata dalle basi occidentali, potrebbe diventare in qualche momento irresistibile, e rischiosissimo, sia esso diretto o anche per interposte forze.

Francesco Meneguzzo

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