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primavereRoma, 21 mar – Dopo quelle “arabe”, non si può essere più sicuri neanche delle primavere. E infatti quest’anno il sole ha fregato tutti, facendo coincidere l’equinozio con il 20 marzo alle cinque e mezza del mattino, anziché con il 21, come da tradizione. Sarà così fino al 2102 (in qualche caso eccezionale cadrà addirittura il 19 marzo). Vatti a fidare delle primavere.

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Dovevamo capire che c’era sotto qualcosa, quando chiamarono con questo nome la destabilizzazione del Mediterraneo. La primavera astronomica coincide con l’equinozio, che è il momento di maggiore equilibrio cosmico. Eppure si associò questo nome allo squilibrio assoluto. Ci dissero che dei giovani arabi nordafricani, mobilitandosi tramite Twitter, si erano ribellati contro i loro regimi tirannici, per instaurare in casa propria governi illuminati basati sui diritti e sul rock’n’roll. Un’intera generazione di vecchi stronzi, che rimpiangeva Woodstock o che rimpiangeva di non esserci stata, si immaginò una Woodstock magrebina che esisteva solo nella sua testa. Era talmente poco vero che, una volta instaurato questo paradiso in terra, milioni di nordafricani hanno desiderato solo lasciare le loro terre tanto felicemente “liberate” e raggiungere le nostre.

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Il ruolo dei Fratelli musulmani, le infiltrazioni qaediste e jihadiste, la mano degli Usa e delle ong farlocche targate Soros – tutto questo fu archiviato come fantasia complottista di fronte al sogno di avere un Mediterraneo pacificato reso liberal su entrambe le sue sponde. Il risultato è stato esattamente l’opposto, eppure ancora oggi il mito delle primavere arabe resiste. Si dice, al massimo, che sono state tradite. È dai tempi del comunismo che va avanti questa storia delle idee buone e giuste tradite da interpreti non all’altezza. Anzi, forse è dai tempi delle sette millenariste cristiane che volevano inverare un messaggio di giustizia “tradito” dalla Chiesa. La storia, con i suoi nodi che vengono sempre al pettine, facendosi beffe delle ideologie, è un’eterna delusione per chi non è capace di guardare in faccia la realtà. E a ogni delusione, anziché farsi da parte, gli stessi soggetti diventano più illusi e più cattivi.

Recentemente, in compenso, Obama ha ammesso che sulla Libia è stato commesso un errore da parte dell’Occidente. Si commette un errore quando, al ristorante, si sceglie il piatto sbagliato mentre quello del vicino sembra così succulento. Aggredire una nazione sovrana, destabilizzarla, lasciarla al caos totale, farne un trampolino verso l’Europa per terrorismo e immigrazione selvaggia non è un “errore”, ma qualcosa che meriterebbe un processo per alto tradimento. Ma quel processo non si farà. I processi si fanno solo ai leader legittimi spodestati dalle primavere di sangue.

Adriano Scianca

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1 commento

  1. Poi, se di errore si vuol proprio parlare, quando lo si riconosce, di solito si cerca di evitare di ripeterlo, non si “persevera” con la Siria di Al Assad…

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