Bruxelles, 19 dic – In Belgio è durato appena 10 giorni il governo di minoranza di Charles Michel. All’origine della crisi dell’esecutivo c’era stata la mossa dell’Alleanza neo-fiamminga (Nva), il socio più forte della maggioranza, che ha ritirato il proprio sostegno al premier e al suo gabinetto. Il motivo scatenante era stata la decisione unilaterale di Michel di volare a Marrakech per firmare il Global Compact, il patto Onu sull’immigrazione. È però naufragata presto la speranza del premier di trovare «alleanze di scopo» con l’opposizione sui singoli provvedimenti (tra cui l’importantissima legge di Bilancio): verdi e socialisti, infatti, hanno annunciato che non avrebbero appoggiato l’esecutivo. Di qui l’inevitabile epilogo: Michel ha rassegnato le proprie dimissioni, rimettendo il mandato al re Filippo.
Tra il ritiro del sostegno di Nva e la caduta di Michel, ci sono state anche le dure proteste dei cittadini contro il Global Compact, i quali sono scesi in piazza per manifestare contro il premier, arrivando addirittura allo scontro con le forze dell’ordine. Una pressione a cui il traballante governo di minoranza non ha retto. Dietro al colpo di mano di Nva c’era il timore di essere scavalcati «a destra» dal Vlaams Belang, il partito etnonazionalista e anti-immigrazione che fa parte dello stesso Eurogruppo di Matteo Salvini e Marine Le Pen. E proprio la Le Pen era volata a Bruxelles insieme a Steve Bannon, ex stratega di Trump e promotore della cosiddetta «Internazionale populista», al fine di mettere pressione all’esecutivo di Michel. Invitati dal Vlaams Belang alla vigilia della conferenza di Marrakech sul Global Compact, Bannon e la Le Pen hanno infatti attaccato non solo il premier, ma anche i neo-fiamminghi di Nva, accusati aver tenuto in piedi troppo a lungo un governo pro-Ue.
Valerio Benedetti


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