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Roma, 20 ago – Altro che inspiegabile caduta di Kabul: la rapida conquista dell’Afghanistan da parte dei talebani dopo il ritiro Usa era uno scenario segnalato dall’ambasciata americana al segretario di Stato Antony Blinken. Ventitré funzionari dell’ambasciata Usa a Kabul avevano firmato un dispaccio inviato, lo scorso 13 luglio, a Blinken. In cui era chiaro il rischio di un possibile collasso dello Stato afghano subito dopo il ritiro delle truppe. Lo hanno riportato due fonti riservate al Wall Street Journal.



Disastro Afghanistan, Blinken incastrato da un dispaccio dell’ambasciata Usa del 13 luglio

Nuove grane per il presidente Joe Biden, nel mirino per la disastrosa sconfitta in Afghanistan. I diplomatici avevano messo in guardia il segretario di Stato sulla rapida avanzata dei talebani e avevano avvertito che le forze regolari afghane stavano cedendo. I documenti confermano che gli Stati Uniti erano a conoscenza della crisi a cui sarebbero andati incontro, ma nonostante questo non si sono fermati. E anzi, in questi giorni, il presidente dem ha rivendicato la bontà della sua decisione.

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La prova finora più evidente che l’amministrazione Usa sapeva

Il dispaccio, secondo il quotidiano finanziario, è stato inviato a Blinken e al direttore per la pianificazione politica Salman Ahmad. Il segretario di Stato avrebbe dato velocemente un’occhiata al documento. Ed è finita lì. Il documento riservato è finora la prova più evidente del fatto che l’amministrazione Usa era stata avvertita dai suoi stessi funzionari dell’imminenza dell’avanzata talebana. E della possibilità che le forze afghane – addestrate per anni con miliardi di dollari spesi – fossero incapaci di fermarla. Il dispaccio offriva inoltre consigli su come contenere la crisi e accelerare le evacuazioni, spiegano le fonti. Invitava inoltre il dipartimento di Stato a utilizzare un linguaggio più duro nel condannare le atrocità che venivano commesse dai talebani.

Il presidente dem sapeva la verità ma ha detto che i talebani non avrebbero preso il potere

Dal canto suo, il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price, non ha commentato la fuga di notizie e si è limitato a sottolineare che Blinken legge ogni dispaccio e controlla ogni risposta. Questa fuga di notizie ovviamente getterà benzina sul fuoco della polemica che vede al centro Biden e la sua decisione di lasciare l’Afghanistan in mano ai talebani. Proprio lo scorso luglio il presidente dem aveva definito “altamente improbabile” che i talebani prendessero il potere (quando i documenti interni affermavano l’esatto contrario). Il 14 agosto, il giorno prima dell’arrivo dei talebani a Kabul, il portavoce del Pentagono, John Kirby, aveva assicurato che la capitale afghana non affrontava una “minaccia imminente”. Come è andata a finire è storia recente.

Il dispaccio dell’ambasciata Usa a Kabul è poi una clamorosa smentita di quanto affermato mercoledì scorso dal capo di stato maggiore Usa Mark Milley, il quale aveva affermato che non c’era alcun elemento che lasciasse intuire il rischio che l’esercito afghano si liquefacesse in pochi giorni. Certo, certo…

Il dispaccio esortava anche a iniziare l’evacuazione dei civili il prima possibile

Inoltre i firmatari del documento – trasmesso attraverso il cosiddetto “canale di dissenso” che consente ai funzionari di esprimere critiche sulle politiche del dipartimento – facevano presente un’altra urgenza. Infatti esortavano inoltre a iniziare subito, a sei settimane dalla prevista conclusione del ritiro, la registrazione e la raccolta dei dati personali dei cittadini afghani da evacuare. Si tratta di coloro che avevano lavorato come interpreti o traduttori per gli Stati Uniti e avevano i requisiti per emigrare negli Usa. Ma anche del locale personale d’ambasciata e degli altri residenti che avevano il diritto di trasferirsi in Usa come rifugiati. Il dispaccio proponeva inoltre di non iniziare i voli per le evacuazioni più tardi del 1 agosto. Ma l’avvertimento è stato ignorato.

Lo scorso 14 luglio, il giorno dopo la diffusione del dispaccio, la Casa Bianca aveva annunciato l’avvio delle operazioni per il trasferimento in Usa, tramite visti speciali, dei cittadini afghani che avevano lavorato per l’amministrazione americana. Le evacuazioni però sono iniziate soltanto la settimana scorsa, quando Kabul stava ormai per cadere.

Biden aveva tutti gli elementi per evitare il disastro

Insomma, lo scoop del Wsj è una bella rogna per Biden, visto le critiche anche degli stessi dem per aver gestito in modo catastrofico la ritirata dall’Afghanistan. Ora ci sono le prove che il presidente Usa aveva tutti gli elementi di procedere con un ritiro graduale, evacuando prima i civili che le truppe, tanto per fare un esempio. Biden deve solo sperare che i talebani non sequestrino cittadini Usa, a questo punto. Altrimenti la sua presidenza sarebbe davvero a rischio.

Adolfo Spezzaferro

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