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Mohammed bin Nayef, sceicco saudita insignito della Legione d’Onore

Parigi, 8 mar – Fra le perle del quinquennio presidenziale di François Hollande, brillerà in modo particolare la concessione della Legione d’Onore, la più alta onorificenza della Repubblica Francese (quella che si picca di essere la culla dei diritti dell’uomo), al Principe ereditario saudita, nonché Ministro degli Interni, nonché vice Primo Ministro del Regno, Mohammed bin Nayef, che vanta l’invidiabile record di aver fatto eseguire 70 condanne a morte nei primi due mesi del 2016, fra le quali spicca quella del religioso sciita Nimr al-Nimr, la cui morte ha segnato un punto di non ritorno nei rapporti già estremamente tesi con l’Iran.



Il principe, insignito del prestigioso riconoscimento quasi in clandestinità (l’annuncio, che in Francia ha scatenato il putiferio, è stato dato dall’agenzia governativa saudita SPA, e solo in un secondo tempo l’Eliseo si è accodato), è considerato un falco del regime, ed è una delle persone più influenti all’interno della cerchia che ha deciso l’intervento militare nello Yemen. Aggiungendo così al sangue delle esecuzioni quello di migliaia di civili yemeniti, morti nei bombardamenti aerei decisi da Riad.

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Per Hollande, evidentemente, gli ottimi rapporti fra la Francia e l’Arabia Saudita, i ricchi scambi commerciali – aerei da guerra in cambio di petrolio – e il disperato tentativo di fermare l’ascesa iraniana nello scacchiere mediorientale, sono argomenti sufficienti a giustificare la concessione della legione d’onore al Principe. Sarebbe quasi accettabile, da un punto di vista di realpolitik, se non fosse che gli stessi Francesi sono sempre in prima linea nell’esportazione della democrazia arrivando, come nel caso di Gheddafi cinque anni fa, a muovere la loro aviazione per favorire i ribelli libici, guarda caso ideologicamente molto ma molto vicini alle posizioni saudite. Posizioni che sovente sconfinano nell’apologia del Jihadismo.

La nota dell’agenzia saudita, dopo aver evidenziato gli ottimi rapporti intercorrenti fra la Francia e il Regno dei Saud, ha specificato che l’onorificenza è stata concessa per gli sforzi di Sua Altezza nella lotta contro il terrorismo e l’estremismo nel Medio Oriente e nel mondo intero.

Trattandosi del Paese che – oltre alle già citate esecuzioni capitali e all’invasione dello Yemen – ha generosamente finanziato svariati movimenti terroristici di matrice islamista, e che è fortemente sospettato di aver contribuito alla nascita dell’Isis (il che, per inciso, vorrebbe dire anche gli attentatori della strage del Bataclan), tutta la vicenda rischierebbe di assumere toni comici, se non fosse per i fiumi di sangue di cui Mohammed bin Nayaf può essere considerato corresponsabile.

Gli oppositori di Hollande si sono naturalmente scatenati, Front National in testa, chi scandalizzandosi, chi ironizzando. Ma è difficile trovare un commento che superi in comicità la difesa d’ufficio imbastita dal Ministro degli Esteri transalpino Jean-Marc Ayrault, che ha parlato di normale prassi diplomatica, arrivando a citare apertamente la collaborazione franco-saudita in Siria. Cioè il Paese che i terroristi sponsorizzati da Riad hanno messo a ferro e fuoco, causando una guerra civile ormai quinquennale che ha causato centinaia di migliaia di morti.

Mattia Pase

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1 commento

  1. Praticamente è un pubblico riconoscimento delle responsabilità, politiche e sociali, di cui la Francia si sta facendo carico di fronte alla Storia.

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