Londra, 18 apr – Campagne mediatiche massicce, indecisioni politiche, accordi saltati, tentativi Ue di scoraggiare l’uscita. Eppure, nonostante tutto questo, i cittadini britannici sembrano sempre più convinti di puntare dritti alla Brexit. Anzi, sono proprio i ripensamenti e il continuo tergiversare dei partiti tradizionali ad aver stufato gli elettori del Regno Unito.

Una prova su tutte: stando all’ultimo sondaggio di YouGov, il nuovo partito di Nigel Farage è in testa nelle intenzioni di voto con il 27%. Il Brexit Party potrebbe dunque superare, e non di poco, i laburisti dati al 22% e i conservatori che precipitano addirittura al 15%. Mentre i partiti più europeisti raccolgono singolarmente percentuali piuttosto basse: i verdi sono dati al 10%, il Change Uk (formato da ex labour ed ex tory e favorevole a un secondo referendum) si fermerebbe al 6%. I partiti scozzese e gallese raccolgono appena il 4%.

Europeisti ai minimi storici

C’è poi Ukip, l’ex partito guidato da Farage, che ha dimezzato i consensi dopo la nascita del Brexit Party e che si attesta adesso intorno al 7%. Alle elezioni del 2014 superò sia i conservatori che i laburisti, facendo capire a tutta Europa in quale direzione stesse andando la Gran Bretagna. E’ dunque allarme rosso per gli europeisti, anche perché il neonato Brexit Party pare destinato a crescere ancora e quindi da qui al 26 maggio potrebbe aumentare sensibilmente i consensi. Al contrario degli altri partiti, tutti più o meno in crisi di identità e appeal nei confronti del loro storico elettorato.

In particolare il premier Theresa May, già sfiancata dalle continue trattative degli ultimi mesi, si ritrova adesso un’altra patata bollente da gestire. Perché se Farage dovesse sbaragliare tutti per la seconda volta, oltretutto con un partito appena fondato, l’eventualità che la Gran Bretagna non esca dall’Unione Europea sarebbe ancora più chimerica. A meno che non si voglia mettere in dubbio, as often happens come direbbero a Londra, la volontà popolare.

Eugenio Palazzini

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