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Londra, 22 gen – Il partito laburista britannico vuole chiedere il voto in Parlamento su un secondo referendum sulla Brexit. Secondo il maggior partito di opposizione, i Comuni dovrebbero essere messi in condizione di decidere se tenere una seconda consultazione popolare sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

La proposta è contenuta in un emendamento al cosiddetto “piano B” per la Brexit della premier Theresa May. E’ la prima volta che il partito chiede ai parlamentari di valutare formalmente l’ipotesi di un secondo referendum, anche se l’emendamento, scrive il quotidiano Guardian, non impegna la leadership del partito a schierarsi per il referendum nel caso che il voto si tenesse davvero.

L’emendamento al pacchetto del governo May, che è stato depositato nella notte, chiede di votare su una duplice opzione, il “piano B” oppure se legiferare “per organizzare una consultazione popolare su un accordo o una proposta” che sia sostenuta da una maggioranza ai Comuni.

Va detto che al momento il Labour è diviso su chi, come il leader Jeremy Corbyn e alcuni dei suoi più stretti alleati, sono contrari a un secondo referendum e chi è più entusiasta all’idea come il portavoce, Keir Starmer.

Dal canto suo, la May si impegna a discutere con i deputati del Comuni le loro preoccupazioni sul backstop (lo status doganale sul confine tra Irlanda del Nord e Irlanda) per poi portare “le conclusioni delle nostre discussioni alla Ue”.

“Per quanto riguarda il backstop, nonostante i cambiamenti che abbiamo deciso in precedenza, rimangono due sostanziali problemi”, ha spiegato la leader del partito conservatore in merito a come evitare che si crei un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del Nord in base all’accordo di ritiro del Regno Unito dall’Ue. La premier spiega che i due problemi sono “la paura che possiamo rimanere intrappolati in modo permanente” in questo meccanismo e “le preoccupazioni per il potenziale impatto sulla nostra unione se l’Irlanda del Nord viene trattata in modo diverso dal resto del Regno Unito”.

Circa l’emendamento dei Laburisti, la premier si aspetta che i deputati della Camera dei Comuni “rifiuteranno” la proposta di convocare una nuova consultazione popolare sulla Brexit. Intervenendo ai Comuni, la leader dei Tory ha infatti espresso la convinzione che la convocazione di un nuovo referendum “minerebbe la coesione sociale” del Paese. Ed ha ricordato come “abbia molte volte espresso perplessità” su un secondo referendum.

Il nostro dovere è applicare la decisione del primo – ha affermato – temo che un secondo referendum segnerebbe un difficile precedente su come verranno gestiti i referendum nel nostro Paese”.
L’eventualità di una nuova consultazione popolare avrebbe, secondo May, controindicazioni non solo di principio ma anche pratiche perché “richiederebbe un’estensione dell’articolo 50 e segnerebbe con ogni probabilità il ritorno di un nuovo gruppo di nostri rappresentanti al Parlamento europeo a maggio”.

La May ha poi annunciato che il governo britannico ha fatto dietrofront sul pagamento di 65 sterline da parte di milioni di cittadini Ue residenti nel Regno Unito che da oggi devono registrarsi per ottenere il “settled status“, una sorta di permesso di soggiorno permanente.

La premier ha affermato di avere accolto così le preoccupazioni e le richieste dei cittadini europei attraverso la loro associazione “The 3 milion”. “Il governo sospenderà l’applicazione di questa tariffa in modo che non vi siano barriere finanziare per i cittadini Ue che desiderano rimanere” ha precisato, assicurando che chi ha già versato la quota verrà rimborsato.

Intanto un sondaggio rivela che il 28% dei britannici è favorevole ad una Brexit “no deal”, senza accordo con l’Ue. Il 24% degli interpellati invece sarebbe propenso ad un secondo referendum. Dalla rilevazione condotta dall’istituto Imc per il Guardian, su 2.046 adulti tra il 16 ed il 18 gennaio scorsi emerge inoltre che solo l’8% degli interpellati ritiene che la premier May dovrebbe continuare a cercare di ottenere il sostegno al suo piano in Parlamento, mentre l’11% sostiene che dovrebbe convocare elezioni anticipate.

Adolfo Spezzaferro

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