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Columbus Day, l’Italia batta un colpo: quello contro gli italoamericani non è razzismo?

by Nicola Mattei
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Roma, 1 set – Cancellare le identità, sradicare le origini sbianchettando il passato: è questo quello che sta succedendo negli Stati Uniti d’America, dove dopo l’abbattimento – in pieno stile Talebano, o Isis che dir si voglia – delle statue dei confederati, è arrivato il turno di quelle dedicate a Cristoforo Colombo e, in ultimo, dell’abolizione in sequenza in molte città statunitensi del prossimo venutor Columbus Day.

Agli antirazzisti non sembrerà vero: in un solo colpo tutto un bagaglio storico e culturale, piaccia o meno ma comunque di assoluto rilievo e rispetto, è spazzato via. La sua colpa? Essere un patrimonio di stampo europeo e (orrore!) bianco, due caratteristiche che fanno scattare automaticamente le sirene dell’accusa a priori e senza possibilità di appello.

Peccato che, attorno alla figura di Cristoforo Colombo, un’intera comunità che da secoli abita l’altra parte dell’Atlantico abbia costruito una sua tradizione, fatta forse di un peculiare folklore ma comunque innegabile. Stiamo parlando della comunità italoamericana, che ogni secondo lunedì del mese di ottobre si riunisce proprio attorno alle celebrazioni per il Columbus Day (ricorrenza che dal 1937 è per gli Usa festa nazionale) nelle varie Little Italy sparse per il paese e con la celebre parata che si tiene per le strade di New York. Proprio qui, il sindaco Bill De Blasio ha di recente istituito una commissione incaricata di valutare i monumenti che “ispirano ricordo dell’odio razziale”: comodo riscoprire le proprie evidenti origini italiane quando c’è da raccogliere i voti delle comunità locali per poi negarle apertamente con un’operazione degna della distruzione delle mura monumentali di Ninive ad opera degli jihadisti.

In tutto il marasma del nuovo fondamentalismo iconoclasta, il silenzio più assordante arriva però dall’Italia. Non una parola in difesa delle proprie comunità, nessun rappresentante – senza scomodare la cariatide al Quirinale, ci saremmo potuti accontentare di una formale protesta – del governo o del ministero degli Esteri che abbia sollevato la minima protesta contro l’abolizione del Columbus Day. Curioso: se c’è da difendere una qualsiasi minoranza sperduta nel mondo è un fioccare di convegni, seminari, accorati appelli e – perché no? – l’appoggio ad un intervento militare mirato. Quando invece sotto attacco è la storia dei nostri connazionali e dei loro eredi, l’attivismo lascia spazio ad una disarmante vaghezza. Per la serie: quando l’autorazzismo è più vergognoso e disarmante del razzismo (perché di questo si tratta) rivolto contro di noi.

Nicola Mattei

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