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Stato IslamicoRoma, 18 feb – Carl Schmitt ripeteva spesso che rifiutarsi di designare un nemico non ci mette al riparo dal fatto che qualcuno designi noi come suoi nemici. Smettere di pensare in termini politici ci rende semplicemente oggetti, anziché soggetti, di una politica che continua a esistere indipendentemente dalla nostra volontà di chiudere gli occhi di fronte a essa.

Allo stesso modo, la pretesa tutta europea di uscire dalla storia non abolisce tout court la storia così come il nostro orgoglioso pacifismo non fa sparire come d’incanto la guerra. È solo un gigantesco trip, un sogno ad occhi aperti che ci fa credere questo. È tutto molto bello, fino al momento in cui la realtà non torna a reclamare i suoi diritti. L’attuale situazione internazionale, dall’Ucraina allo Stato islamico, somiglia sempre di più a una polveriera sull’orlo dell’esplosione. Ma più in generale, è il mondo intero che sembra imbarbarito, radicalizzato.

In tutto questo, tuttavia, esiste una porzione di terra che a differenza del resto del mondo, vive come se tutto questo non esistesse, come se non la riguardasse, e quando c’è una reazione è di ebete terrore, di stupefatta paura, di attonita incredulità rispetto a tutte le nostre categorie mentali che vengono spazzate via. Questa porzione di terra è l‘Occidente. Anzi, l’Europa occidentale, dato che gli Usa, sia pur nella loro griglia mentale mercantilistico-puritana, hanno ben presente come va il mondo. Noi no.

Noi viviamo in una allucinazione e diciamo pazzi a quelli che non sono allucinati. La nostra allucinazione è quella di un mondo che ha rimosso due elementi focali della realtà: le guerre e le frontiere. Confini e conflitti, come recita il titolo di un recente bel libro del giornalista Marco Valle.

Ecco, noi abbiamo fatto finta che non esistessero, che appartenessero al mondo di ieri, a un passato feudale lasciato dietro le spalle. E invece ce li ritroviamo davanti a noi. Non sappiamo più fare la guerra, non sappiamo neanche più pensare la guerra, è un concetto che ci turba il sonno e ci fa orrore. È in effetti qualcosa di terribile, come spesso terribile è la realtà.

Allo stesso modo, abbiamo immaginato un mondo senza più frontiere, un flat world in cui tutto scorre senza incontrare attrito, in cui merci, uomini e informazioni vanno e vengono ovunque liberamente, una gioiosa rete cosmopolita. Ma nel mondo nascono sempre più frontiere e ancora può capitare, sta succedendo anche a ridosso della Ue, che qualcuno per difendere o superare un confine ci resti persino secco. È così dai primordi della storia e sarà sempre così. Anzi: sarà sempre più così.

Confini e conflitti: ecco la nostra grande rimozione. Ma, Freud insegna, la rimozione non è mai indolore. Alla fine il rimosso passa a saldare il conto. Ecco perché l’Europa occidentale sente bussare alla sua porta, anche se fa finta di niente. Per adesso.

Adriano Scianca

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