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Roma, 26 apr – Il governo italiano ha sostenuto con forza il governo di Accordo Nazionale della Libia. Lo ha fatto fin dall’inizio. Anzi, ha contribuito fattivamente a instaurarlo. E’ lo stesso esecutivo di Tripoli, guidato da Fayex al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Non c’è mai stato, almeno in apparenza, un tentennamento a riguardo neppure da parte della maggioranza gialloverde.



Eppure oggi il premier Giuseppe Conte ha cambiato idea e di conseguenze linea: “Non sostengo un singolo attore (libico, ndr), riteniamo che la soluzione militare assolutamente non sia affidabile. L’intenzione di Haftar di riunificare il territorio libico può avere anche una logica ispiratrice e una sua plausibilità ma la nostra posizione si sta rivelando lungimirante. È una posizione a favore del popolo libico, non di Haftar o Serraj. È a favore del popolo libico che sta soffrendo da troppo tempo”. Si è espresso così il presidente del Consiglio, durante una conferenza stampa a Pechino. Conte ha inoltre invitato “tutti i leader europei, mediorientali e gli Stati uniti, a considerare che serve il cessate il fuoco immediato perché se continua il conflitto diventa poi difficile la soluzione politica”.

Parole del tutto inattese, che suonano come un cedimento italiano alle pressioni di attori internazionali che sottotraccia (e non solo) hanno avuto sin qui un ruolo determinante nell’attacco sferrato dal generale Haftar. E dire che proprio oggi il leader militare della Cirenaica, in un’intervista al Corriere della Sera, era arrivato a minacciare espressamente il governo di Roma: “Occorre che l’Italia ritiri al più presto il suo ospedale militare da Misurata. Abbiamo le prove che quella struttura ormai non ha più nulla di umanitario, ma costituisce un valido aiuto per le milizie di Misurata che combattono contro il nostro esercito”.

Minacce ai nostri soldati e ai nostri interessi

Non solo, Haftar ha esteso la minaccia proprio ai nostri soldati in Libia: “L’ospedale era stato inviato per assistere i feriti negli scontri contro Isis a Sirte nel 2016. Ma quei combattimenti sono terminati da un pezzo, perché restano 400 soldati italiani? Da quella base partono gli aerei che bombardano le nostre truppe e causano vittime anche tra i civili. Crediamo che gli italiani abbiano un ruolo nel addestrare le milizie. Non va bene, devono andarsene”.

Per tutta risposta, il primo ministro italiano ha deciso di riposizionarsi. Di fatto offrendo un assist al generale della Cirenaica, così come fatto la scorsa settimana dal presidente americano Donald Trump. Gli esiti della guerra in Libia adesso sono ancora più incerti. La sensazione però, è che l’attuale governo di Tripoli venga progressivamente abbandonato a livello internazionale. Fatto che potrebbe danneggiare fortemente i nostri interessi nella nazione africana, vedendoci scalzati ancora una volta dalla nostra ex colonia. Eppure Conte non sembra accorgersene.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. L’Italia incredibilmente si è alleata con Serraj che è appoggiato dai fratelli musulmani che sono degli estremisti islamici.Adesso che si avvicina la fine di Serraj, ci chiamiamo fuori e neutrali.Ora ci accodiamo ai francesi che hanno già mezza africa ma non gli basta e che si sono presi parte delle risorse che con Gheddafi erano gestite in comune con l’ Italia.Ringraziamo il massone Napolitano (come detto dal libro”Massoneria :Società a responsabilità limitata di G. Magaldi)che insistette per far bombardare la Libia anche dagli italiani sebbene la costituzione che lui doveva rappresentare ripudia la guerra.Gheddafi, amico dell’ Italia fu accusato all’ ONU in mano alle oligarchie di atrocità mai commesse come scusa per demolire la Libia e fu giustiziato senza processo dagli sgherri dei “portatori di democrazia”.
    Mai piu’ di adesso bisogna ricordare la frase di Dante; ” Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!

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