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UsaWashington, 27 apr – Ieri sera, alle 21 ora italiana, si è tenuto alla Casa Bianca un vertice tra il Segretario di Stato, Rex Tillerson, il Segretario alla Difesa, James Mattis, e il direttore dei servizi di intelligence Dan Coats e i senatori al completo per discutere sulla crisi in Corea.

Secondo quando si legge nella dichiarazione congiunta rilasciata al termine della riunione non sembrano esserci grossi cambiamenti nella gestione della crisi coreana; nella nota del Dipartimento di Stato si legge infatti che “The United States seeks stability and the peaceful denuclearization of the Korean peninsula. We remain open to negotiations towards that goal. However, we remain prepared to defend ourselves and our Allies” cioè che gli Stati Uniti ricercano la stabilità e la pacifica denuclearizzazione della penisola coreana e che restano aperti al negoziato per raggiungere questo obiettivo. Saranno comunque pronti a difendere loro stessi ed i loro alleati. Questa frase, estrapolata dal contesto, sembrerebbe quindi gettare acqua sul fuoco delle tensioni tra le due nazioni, ma continuando nella lettura del comunicato stampa si nota che gli Stati Uniti considerano la Corea del Nord come una “urgente minaccia alla sicurezza nazionale” grazie al suo programma di armamento nucleare e missilistico; quindi, nonostante la nota riferisca di come il Presidente Trump voglia aumentare la pressione sulla Corea del Nord per smantellare il suo arsenale nucleare e missilistico attraverso l’aumento delle sanzioni economiche e intraprendendo vie diplomatiche con gli alleati degli Usa e partner regionali, sostanzialmente il documento lascia intendere che le opzioni possibili per risolvere la questione sono ancora di carattere militare.

Del resto, nella stessa giornata di ieri, il comandante delle Forze Usa nel Pacifico, Ammiraglio Harry Harris Jr. ha espresso al Congresso la propria preoccupazione per le Hawaii e le altre basi di oltremare in considerazione dell’aumentare della minaccia missilistica della Corea del Nord: “Kim Jong-un è chiaramente nella posizione di minacciare le Hawaii oggi, e ho suggerito al Pentagono di considerare di dispiegare sistemi di difesa antimissile nella regione” ha detto l’Ammiraglio. Queste preoccupazioni, che sono condivise anche dagli altri alleati dell’area, non saranno secondarie nel momento in cui Trump dovrà decidere come risolvere la questione, e riteniamo pertanto che se il vertice di ieri si è risolto con una risposta alquanto sibillina, lo si deve principalmente ad una intercessione di Pechino che tenterà di riportare il suo scomodo alleato a più miti consigli; del resto un conflitto nell’area, con la reale possibilità che si trasformi in un’escalation militare a grande scala, è una eventualità che Pechino vorrebbe evitare finché sarà possibile, come abbiamo avuto modo di dire in passato. Ovviamente il linguaggio diplomatico è edulcorato e volutamente ambiguo in queste occasioni, pertanto per capire cosa davvero intenderanno fare gli Stati Uniti occorre guardare, come sempre, ai movimenti delle loro forze militari, e come abbiamo avuto modo di vedere in queste due settimane, le pedine per un eventuale attacco ci sono tutte.

Paolo Mauri

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