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Iran IsisTeheran, 7 giu – Hanno colpito il cuore politico e religioso dell’Iran. Stesse modalità utilizzate per gli attentati in Europa, stessa matrice, stesse rivendicazioni. Ancora l’Isis, stavolta con un duplice attacco al Parlamento iraniano e al Mausoleo Imam Khomeini a Teheran. Qualcuno si chiederà perché i terroristi jihadisti si sono scagliati contro la Repubblica islamica che dal 1979, anno della rivoluzione khomeinista, è il principale nemico degli Stati Uniti. Perché l’Isis colpisce proprio uno Stato che si proclama islamico? E’ una domanda che ha già in sé un abbaglio che non aiuta a comprendere la condotta asimmetrica e al contempo spietata dei terroristi. L’Islam non è un monoblocco, è risaputo, ma spesso si tende a fare di tutta una religione una falce che taglia gole. E invece no, i primi a subire la follia di un credo fondamentalista sono proprio coloro che appartengono sulla nostra carta carbone alla stessa confessione. Ma andiamo con ordine.



C’è in primis un’atavica questione religiosa. Perché l”Iran non è semplicemente una Repubblica islamica, è il cuore pulsante dello sciismo. Il principale ramo minoritario, in termini numerici, dell’Islam. La differenziazione dalla corrente maggioritaria, il sunnismo, avvenne nel 680 d.C. a Kerbela (nell’attuale Iraq) con l’uccisione da parte delle forze califfali omayyadi ai danni di Ḥussein, nipote di Maometto e secondogenito della figlia del Profeta islamico Fatima. L’Iran per i terroristi salafiti, come per i wahabiti sauditi, non è quindi una Repubblica islamica. Non è uno Stato sovrano a maggioranza sciita. E’ soltanto una Nazione guidata da eretici che rappresentano eretici da sterminare. Più dei cristiani, più degli ebrei, più di chiunque altro, proprio perché si professano islamici ma secondo la distorta, folle, omicida, visione dell’Isis, non lo sono e anzi rappresentano un pericolo dai tempi della dinastia savafide che nel XVI secolo impose lo sciismo come religione di Stato nell’Impero persiano. Per questo nei video di propaganda e nelle dichiarazioni ufficiali dell’Isis, anche tramite lo stesso “califfo” al-Baghdadi, l’Iran è puntualmente minacciato. Chi aderisce allo Stato islamico considera quindi gli iraniani i principali nemici da abbattere senza pietà.

Questione politica. La seconda, ma non secondaria, motivazione che spinge i terroristi a colpire l’Iran è di natura strettamente politica. Teheran ha sostenuto dal 2011 e continua a supportare non solo idealmente ma anche e soprattutto militarmente la Siria di Assad. Migliaia di iraniani, non solo appartenenti ai pasdaran e all’esercito di Teheran, da sei anni combattono al fianco delle forze armate siriane contro i jihadisti inquadrati nell’Isis e in Al Nusra (Al Qaeda in Siria). Ad Aleppo, come in molte altre località strategiche, Assad è riuscito a sconfiggere i terroristi anche grazie al sostegno delle milizie sciite iraniane. Gli attentati di oggi a Teheran non sono però i primi targati Isis in chiave ant-sciita. Anzi, sono proprio i fedeli della Shia islamica ad essere stati colpiti con più regolarità, dal Pakistan all’Afghanistan, dal Libano allo Yemen, gli attentati dei terroristi negli ultimi anni hanno colpito principalmente gli sciiti. Più dei cristiani, più di chiunque altro. Perché giudicati eretici, perché ritenuti “al soldo dell’Iran savafide”.

Ma perché l’Isis ha colpito soltanto adesso quello che come abbiamo visto giudica da sempre il principale nemico da abbattere? Intanto c’è una questione strettamente numerica. In Iran il 95% della popolazione è sciita, quindi ovviamente refrattaria ai messaggi dei fondamentalisti salafiti. I sunniti non superano il 3% dei cittadini della Repubblica islamica. I restanti abitanti professano il cristianesimo, l’ebraismo e l’antica religione persiana: lo zoroastrismo. Tutti, nessuno escluso, hanno rappresentanti in Parlamento e sono perfettamente integrati nella società iraniana. Già da questo si può intuire come non sia stato così facile per l’Isis reclutare attentatori in grado di organizzare un attacco come quello di oggi. Non solo, l’intelligence e le forze armate di Teheran sono sul piede di guerra contro il terrorismo dagli anni ottanta. Quando i Mojahedin marxisti compirono i primi attentati nella Repubblica islamica.

Questione economica. Due settimane fa, come scriveva Paolo Mauri su questo giornale, l’Iran ha scoperto un nuovo giacimento di gas naturale. Già prima di questo ritrovamento la Repubblica islamica deteneva le più grandi riserve di gas naturale del mondo stimate in 1400 miliardi di metri cubi di gas e circa 50 miliardi di barili di condensati. Con questa scoperta Teheran vede quindi aumentata la propria possibilità di diventare il primo esportatore di gas naturale non solo del Medio Oriente ma del mondo intero. Un vero e proprio scacco al Qatar e ai Paesi del Golfo, ovvero agli stessi finanziatori del terrorismo jihadista che oggi ha colpito la capitale iraniana.

C’è poi una complessa ma emblematica questione geopolitica. La recente rottura dell’Arabia Saudita con il Qatar ha destabilizzato ancora di più l’area mediorientale. Lo strappo di Trump che ha congelato l’accordo sul nucleare ha contribuito a propagandare l’Iran come un nemico da contrastare. Le sconfitte costanti e progressive dell’Isis in Iraq e in Siria hanno generato fughe di miliziani jihadisti in tutta l’area centro asiatica. I bombardamenti continui dell’aviazione saudita contro gli sciiti dello Yemen, nel silenzio generale europeo e statunitense, hanno fatto pensare a qualcuno che in fondo un islamico non sunnita si può uccidere senza che nessuna potenza mondiale corra a difenderlo.

Ecco allora che in fondo per tutti il grande Satana oggi è l’Iran. L’unico invece che da trent’anni il terrorismo lo combatte realmente, senza equivoci, senza sosta. Subendolo anche, come oggi, ma senza chinare la testa partorendo inutili messaggi pacifisti. Oggi non siamo Teheran, è Teheran che combatte anche per noi.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Un’altra piccola motivazione di quest’attentati è semplicemente che le “organizzazioni terroristiche islamiche” sono creature anglo-sioniste e perciò agiscono per conto delle elitè anglo-sioniste.

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