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TrumpRoma, 3 feb – Dove sta andando l’America di Trump? Il neopresidente ha iniziato il suo mandato travolgendo tutto come un treno e, dopo pochi giorni dall’insediamento, la sua idea di cosa dovranno essere gli Stati Uniti comincia a essere chiara. Qualche giorno fa, per esempio, il Washington Post ha pubblicato il testo di un memorandum diretto al presidente Usa. Si tratta della bozza non un nuovo ordine esecutivo che potrebbe rappresentare la fase due del blocco dei visti dai paesi preda del terrorismo che tanto sta facendo discutere. Dopo aver chiuso le frontiere, alla Casa Bianca starebbero infatti pensando di rivolgere le proprie attenzioni agli immigrati già presenti sul suolo americano. Trump starebbe pensando a una stretta sugli aspiranti immigrati che potrebbero richiedere assistenza pubblica, nonché di deportare – quando possibile – gli immigrati che già vivono negli Stati Uniti ma che dipendono dagli aiuti pagati dal contribuente americano.



L’amministrazione ha accusato gli immigrati che dipendono dai servizi sociali di mangiare le risorse federali e vivere sulle spalle dei cittadini che pagano le tasse. “Le leggi sull’immigrazione del nostro Paese sono progettate per proteggere i contribuenti americani e promuovere l’autosufficienza degli immigrati – si legge nella bozza – eppure famiglie con capofamiglia stranieri hanno molta più probabilità di usare gli aiuti pubblici”. Poi arriva il colpo da maestro: il documento dice anche che “il lavoro illegale degli stranieri ha avuto un impatto devastante sui salari e i posti di lavoro dei lavoratori americani, in particolare sui lavoratori poco qualificati, adolescenti, afroamericani e ispanici”. Capito? Tra coloro che beneficerebbero di uno stop al lavoro illegale ci sarebbero soprattutto afroamericani e ispanici. Non male per un figlio del Ku Klux Klan. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos condotto il 30 e 31 gennaio, comunque, il 49% degli americani sostiene “decisamente o complessivamente” le politiche migratorie del neopresidente. E se il 51% dei repubblicani “approva decisamente” la chiusura delle frontiere degli ultimi giorni, solo il 53% dei democratici è nettamente contro queste misure. Ma allora è proprio vero che la sinistra sogna di fare ciò che fa la destra, ma senza averne il coraggio. Cosa, peraltro, confermata anche da un’altra domanda del sondaggio: “Gli Stati Uniti dovrebbero limitare l’afflusso di rifugiati nel paese?”. Ebbene, si è detto d’accordo il 66% degli americani, e di questi addirittura il 55% dei democratici. Solo il 10% degli americani non approva affatto la chiusura all’accoglienza dei profughi.

Ma non ci sono solo gli immigrati nell’agenda di Trump. In questi giorni, il presidente ha incontrato i responsabili delle cause farmaceutiche per dire loro… di abbassare i prezzi dei medicinali. Con i vertici di Big Pharma, Trump ha usato il bastone e la carota: “Voi ragazzi avete svolto un lavoro fantastico”, ha detto ai capi di Eli Lilly, Merck, Amgen, Celgene, Novartis e Johnson & Johnson. Aggiungendo: “Ora dobbiamo abbassare i prezzi per molte ragioni. Non abbiamo scelta. Dobbiamo abbassare i prezzi per “Medicare e Medicaid”, i programmi federali che garantiscono una copertura assicurativa sanitaria rispettivamente a chi ha almeno 65 anni e a chi non ha un reddito sufficiente. In cambio, l’inquilino della Casa Bianca si è impegnato a rendere “i processi più snelli in modo tale che dal vostro punto di vista possiate avere un farmaco che venga approvato, se funziona, invece di aspettare per molti anni”. Prezzi più bassi in cambio di maggiore elasticità. Funzionerà? Staremo a vedere. Ma quel tizio con quello strano riporto in testa ha indubbiamente un piano, giusto o sbagliato che sia.

Adriano Scianca

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