Roma, 10 mag – “Senza un progetto e una visione europea, dopo la guerra l’Ue rischia di non esistere più”: è l’avvertimento del direttore del Robert Schuman Centre for Advanced Studies, lanciato in occasione della Festa dell’Europa di ieri.

Il direttore dello Schuman Centre: “Dopo la guerra l’Ue rischia di non esistere più”

L’Ue ha bisogno di raggiungere in tempi rapidi una politica estera comune altrimenti esiste il rischio che “l’Europa non esisterà più” dopo la fine della guerra in Ucraina. Lo afferma il direttore dell’istituto di Firenze, dipartimento dell’Istituto Universitario Europeo (Eui), Erik Jones, interpellato dall’Agenzia Nova. L’esperto riconosce che l’Europa ha dimostrato la sua “solidarietà” nei confronti di Kiev nella guerra con la Russia e questo è stato “senza dubbio importantissimo”. “Il problema è che questa solidarietà non durerà a lungo senza un progetto e una visione chiara di che cosa vogliamo fare“, spiega Jones.

“Ue deve avere politica estera abbastanza muscolare da fare da contrappeso”

A sentire l’esperto, la politica estera Ue va rivista in chiave assolutamente più incisiva. All’Ue serve una politica estera “abbastanza muscolare per fare da contrappeso contro quelle potenze mondiali che vogliono cambiare tutte le regole. E per l’Europa avere delle regole fisse è la cosa più importante, in quanto costituiscono le fondamenta dell’intero progetto europeo che è stato creato fino ad ora”, sottolinea l’accademico.

“Possibile riforma trattati ma indecisione su come intervenire”

Lo Schuman Centre è stato istituito nel 1992 per sviluppare la ricerca interdisciplinare e comparata e per promuovere il lavoro sui grandi temi del processo di integrazione e della società europea. Ebbene, uno dei temi in discussione a livello europeo è quello di una revisione o di una vera e propria riforma dei trattati. In tal senso Jones spiega che la riforma dei trattati fondativi dell’Ue “è diventata possibile in questi ultimi giorni” ma che su quali riforme sia necessario intervenire “ancora non è stato deciso”. Altro nodo centrale a tal proposito è quello della rinuncia al “principio di unanimità”, che prevede l’accordo da parte di tutti gli Stati membri sulle decisioni da prendere e costituisce una delle regole di voto vigenti in seno al Consiglio.

“Va riformato il principio di unanimità”

Per Jones, “si tratterebbe di una riforma importante perché dobbiamo prendere delle decisioni rapide e l’Ue non può aspettare fino all’ultimo l’assenso di alcuni Paesi. Per prendere certe decisioni ci vuole un po’ più di coraggio e spingersi in avanti”. Nessun riferimento diretto all’impasse sull’embargo contro la Russia, che vede l’Ue divisa. Ma è ovvio che il suggerimento dell’esperto va proprio in quella direzione.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Di regole fisse-fesse non se ne può più nemmeno in Italia, figuriamoci in questa europa da due euro…

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