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Roma, 18 set – Secondo una certa martellante propaganda, con la Brexit Londra avrebbe sperimentato una grave carenza di manodopera. Questo specialmente in settori quale quello dei trasporti, creando così problemi enormi all’economia britannica. Si tratta forse dell’unica previsione azzeccata. Non, però, per i motivi “sperati”. E’ infatti vero che la Gran Bretagna sta soffrendo per la carenza di lavoratori. La ragione è che le aziende di oltremanica non riescono a trovare addetti a causa, in principal modo, di un’offerta di salari ancora troppo bassi.



Non sorprende che alcune associazioni imprenditoriali stiano facendo pressione sul governo per far arrivare più immigrati. L’esecutivo di Johnson non sembra però disposto a cedere: diversi ministri conservatori hanno spiegato chiaramente che le imprese non devono dipendere da lavoratori immigrati, ma aumentare i salari e migliorare le condizioni di lavoro per spingere i cittadini britannici a coprire questi posti vacanti.

Le spinte al rialzo sui salari dopo la Brexit

Il quotidiano Daily Mail ha condotto una ricerca tra le maggiori catene di bar e ristoranti per vedere se offrono salari adeguati. Ebbene: molte di esse offrono un compenso che vanno dalle 8,91 alle 9 sterline all’ora, inferiore rispetto a quello minimo stabilito per legge che è di 10,85 sterline orarie a Londra e 9,50 all’infuori dlla capitale.

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La politica del governo di forzare le imprese a pagare di più i lavoratori sta producendo qualche risultato. Costa, una catena di bar, al fine di trovare duemila addetti ha deciso di aumentare il salario orario dei neoassunti da 8,91 a 9,36 sterline all’ora. Un altro esempio riguarda le scuole guida per autisti di furgoni e camion, che hanno visto un forte aumento nelle iscrizioni causato dall’aumento, dopo la Brexit, dei salari del comparto. Questi hanno raggiunto le 50mila sterline all’anno, dovuto al fatto che le imprese di trasporto non possono più usufruire come un tempo di manodopera immigrata.

Giuseppe De Santis



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