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Roma, 22 ago – “Vincerà Trump. La statistica non mente, i sondaggi sì”. Parola di Helmut Norpoth, 77enne professore di scienze politiche alla Stony Brook University, che aveva già previsto la vittoria del tycoon alle presidenziali del 2016. “Certo, la convention democratica darà a Joe Biden una nuova spinta nei sondaggi. Ma mancano tre mesi alle elezioni e questo spettacolo sarà dimenticato. Alla fine – dice Norpoth – vincerà Donald Trump. Lo dice la statistica: e, al contrario dei sondaggi, non mente”. Poi il professore spiega: “Dicono che questa elezione è troppo particolare per rispondere ai parametri del mio modello. Ma lo dissero pure nel 2016, quando previdi la vittoria di Trump all’87%. Gli altri sbagliano. Troppo coinvolti per accettare una previsione basata sui numeri e non sulle emozioni”.

Il Primary Model di Norpoth

Interessante osservazione, ma perché l’opinione di questo politologo statunitense è importante? Di primo acchito, si potrebbe pensare a una delle tante previsioni proposte nell’alveo del dibattito americano. Non sarà dunque l’ennesima sparata insignificante? Non proprio, perché Norpoth è l’ideatore del Primary Model, un modello statistico delle presidenziali Usa elaborato con i suoi studenti e che ha previsto correttamente cinque delle sei elezioni precedenti elezioni statunitensi. Non solo, se applicato a ritroso nel tempo, il modello primario elaborato da questo politologo ne azzecca 25 su 27. Ha sbagliato soltanto Bush-Gore e Kennedy-Nixon.

Come funziona? Evita come la peste i sondaggi, che difatti sono spesso inaffidabili, ma studia i risultati di elezioni precedenti per interpretare le prossime. Guarda al collegio elettorale, non tiene di conto del voto popolare perché non è quello ad essere determinante nella fattispecie. “Il mio modello”, spiega ancora il ‘Nostradamus’ della politologia, “è basato su cent’anni di primarie. Le prime sono cruciali: il New Hampshire in particolare, dove Joe Biden è andato male. Ho incluso la South Carolina nel modello perché, a differenza del New Hampshire, ha più minoranze. Qui Biden è andato meglio, ma la combinazione dei due risultati lo vede indietro rispetto a Trump, che nella mia formula ha una probabilità del 91% di essere rieletto”.

Eugenio Palazzini

4 Commenti

  1. Naturalmente direi di proporre la sospensione a temo indeterminato delle elezioni presidenziali, con un provvedimento di urgenza emesso da Donald Trump.

    • Gli USA non sono l’Italia.
      Se solo Trump legiferasse come Conte scoppierebbe un casino là.
      Inoltre darebbe un immenso assist ai suoi avversari.

  2. In Italia non esiste la democrazia: il voto del popolo viene sistematicamente sovvertito dopo poco, o con giochi di palazzo o con manipolazione dello spread, da parte di (Bruxelles?).

  3. In Italia abbiamo una democrazia di facciata. I giochi di Palazzo che permettono a chi è stato cacciato dalla porta di rientrare dalla finestra – vedi le ultime elezioni -, negli USA sono impensabili. Inoltre c’è da aggiungere che noi italiani veniamo comandati da tutti, tutti c’ impongono il loro volere: il Vaticano; Bruxelles (Germania e Francia: obbligo di accettare i diktat delle navi ONG tedesche e francesi : far sbarcare, foraggiare, mantenere centinaia di migliaia di africani). Obbediamo agli ordini dell’ONU, inviando ” forze “di pace” nei vari continenti – a nostre spese, ovviamente – ; e via discorrendo…Abbiamo una classe politica imbelle, incapace, avida; solo brava ad avvinghiarsi allo scranno, ‘sti poltroni!

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