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Roma, 24 lug – Lo scorso 2 luglio gli Emirati Arabi Uniti ci hanno sfrattato. La base dell’Aeronautica militare italiana, collocata all’aeroporto di al-Minhad, è stata chiusa. Non era un avamposto qualunque, bensì un perno strategico per le nostre operazioni in Medio Oriente. A prescindere dal giudizio sul tipo di attività svolta dall’Italia, era da lì infatti che si procedeva al supporto logistico delle missioni italiane in Iraq. Ma non solo, perché pure quelle nel Corno d’Africa contavano sulla base di al-Minhad.



Gli Emirati Arabi ci tolgono la base dell’Aeronautica. Rauti: “L’Italia ha perso la faccia”

L’Italia ha perso la faccia con lo sfratto dalla base dell’Aereonautica militare di Al Minhad imposto dalle Autorità degli Emirati Arabi Uniti il 2 luglio scorso”, tuona il senatore di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti. “E non c’è stata nessuna reazione adeguata del Governo italiano per difendere il nostro prestigio internazionale, né è stata spesa una parola di ringraziamento al nostro contingente che ha dovuto in pochi giorni smantellare la base e salvaguardare i materiali appartenenti alla Difesa italiana”.

Durante il question time, il parlamentare di FdI – capogruppo in commissione Difesa – fa notare l’importanza che rivestiva per la nostra nazione la base da cui siamo stati sfrattati. “Opera ininterrottamente negli Emirati Arabi Uniti dal 2002. Grazie alla sua posizione strategica nello scacchiere mediorientale, la Base ha sempre garantito il trasporto di personale, mezzi e materiali dei nostri contingenti impegnati nelle missioni internazionali. E’ di tutta evidenza la grave ricaduta sugli aspetti operativi, logistici, tattici e strategici di tale esclusione delle Forze italiane da un’area geopolitica di fondamentale importanza, essendo la base emiratina l’unica in grado di supportare le missioni italiane nella regione, mentre appare inadeguato il ricollocamento di parte del nostro contingente e di alcuni materiali nella base in Kuwait, che non ha le caratteristiche logistiche adeguate”.

Il colpevole silenzio del ministro degli Esteri

Ma come mai adesso gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di “farci fuori”? Come spiegato dalla Rauti sembra proprio “una ritorsione alle decisione del Governo Conte II di revocare commesse e forniture militari agli Emirati Arabi e la risposta oggi del ministro Guerini alla nostra interrogazione è del tutto insoddisfacente in quanto appare evidente di come l’immagine dell’Italia nonché l’interesse nazionale siano stati gravemente danneggiati a livello internazionale”.

Adesso difatti siamo costretti a utilizzare soltanto la base di Ali al Salem, in Kuwait. Un altro perno strategico, senza dubbio, considerando che ospita droni Reaper, i cacciabombardieri Tornado e tanker KC-767A italiani. Ma non è sufficiente. E se il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, non riesce a fornire spiegazioni accettabili, quello degli Esteri tace. Sì perché in chiave di relazioni internazionali la palla ce l’ha Luigi Di Maio. Di nuovo colpevolmente assente e incapace di svolgere un ruolo chiave in un dicastero fondamentale per la credibilità italiana. Insomma, riusciamo a farci spernacchiare pure dagli Emirati Arabi.

Eugenio Palazzini

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4 Commenti

  1. Gli interessi personali (anche intesi come vantaggi elettorali e di consenso interno) dei nostri uomini di governo, in questo caso di Di Maio, prevalgono sugli interessi e sul prestigio dell’Italia all’estero.
    Di Maio infatti ha ottenuto vantaggi elettorali con l’istituzione del reddito di cittadinanza, che gli italiani onesti e lavoratori, pagano a loro discapito e a vantaggio di immigrati clandestini, avanzi di galera, lavoratori in nero e parassiti vari.
    Poi ha esordito con alcuni twitter contro gli armamenti e la vendita di armi per raccogliere consenso dai pacifisti e dalla sinistra antimilitarista viscerale, tutto per suoi personali vantaggi.
    Della figuraccia internazionale e della perdita di prestigio e affidabilità dell’Italia, che comunque avrà dei costi il Ministro degli Esteri non sembra avere alcun interesse.

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