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Roma, 24 lug – L’Italia si è assicurata la prima medaglia alle Olimpiadi di Tokyo. Sarà oro o argento. Nel taekwondo, 58 kg, Vito Dell’Aquila si è difatti qualificato per la finale qualificato sconfiggendo in semifinale l’argentino Lucas Guzman. Alle 14.45 (ora italiana) Dell’Aquila sfiderà il turco Mohamed Jendoubi.



Prima medaglia per l’Italia nel taekwondo. Ma Olimpiadi maledette nel ciclismo

Nel ciclismo invece Olimpiadi maledette per l’Italia: dopo la caduta di Nibali a Rio nel 2016 mentre si giocava la medaglie, anche stavolta la sfortuna taglia fuori i nostri portacolori dalla battaglia sul più bello. Stavolta sono i crampi a 15 chilometri dall’arrivo che impediscono ad un grandissimo Alberto Bettiol di andare a giocarsi la medaglia.

Il percorso è davvero di quelli duri per una competizione olimpica: 234 chilometri con partenza dal Musashinonomori Park ed arrivo al Fuji International Speedway, con dislivello è quasi di 5000 metri. Dopo 40 chilometri pianeggianti, si arriva ad una lunga ascesa di circa 35 chilometri fino al primo GPM di giornata di Doushi Road (4,3 km al 6,1%). Si arriva ad un falsopiano e subito si scala il Kagosaka Pass (2,2 chilometri al 4,6%). Finita la relativa discesa, quindici chilometri al 6% di pendenza media (punte che vanno oltre il 10%) del Monte Fuji. Il punto chiave è il Mikuni Pass ai trenta dall’arrivo: 6,5 chilometri al 10,6% di pendenza media con punte del 22%. Qualche chilometro pianeggiante per rifiatare per poi affrontare ancora il Kagosaka Pass.

Delusione ciclismo. Ora attesa per Filippo Ganna

Per i primi chilometri c’è gloria per tanti corridori, soprattutto non professionisti, da vari paesi del mondo che cercano di mettersi in mostra, sapendo di non poter ambire alle medaglie. Il gruppo fuggitivi arriva fino a venti minuti di vantaggio, salvo poi crollare vertiginosamente. Da segnalare in queste prime fasi la caduta dei britannici Thomas (vincitore Tour de France 2018) e Geoghegan Hart (vincitore Giro d’Italia 2020), che hanno coinvolto il nostro Giulio Ciccone. Proprio quest’ultimo sul Monte Fuji ha tentato un forcing assieme agli sloveni e belgi. Alcuni big sono finiti nelle retrovie, ma la situazione è subito rientrata.

Sul Mikuni Pass, l’Italia perde Nibali e Ciccone che hanno lavorato in precedenza, mentre Il belgio con Benoot fa selezione per il capitano Van Aert. Ovviamente gli sloveni reggono con Pogačar e Roglič, mentre la Spagna si sfalda completamente. Sui tratti duri attacca il fenomeno Pogačar, seguito da Mcnulty (USA) e Woods (Canada). Un grandissimo Alberto Bettiol sul finire della salita rientra assieme a Carapaz, Kwiatkowski e Uran, raggiunti da ulteriori corridori sul falsopiano, tra cui Van Aert, corridore pericoloso da portarsi in volata. In discesa attaccano l’ecuadoriano Richard Carapaz e il già citato Brandon Mcnulty, i quali guadagnano tantissimo su un gruppo inseguitori che fa fatica a trovare un accordo per riprendere i due, a causa della paura di lavorare inconsapevolmente per i favoriti di giornata Pogačar e Van Aert. Ai meno 15 dall’arrivo arriva la batosta per l’Italia: Alberto Bettiol si ferma per crampi e quindi le nostre speranze di medaglia si dissolvono così.

Nel frattempo Van Aert fa tutto il lavoro per ridurre il vantaggio dei due attaccanti, senza che gli altri diano un cambio. Poco prima dell’ingresso sul circuito, nell’ultimo strappo, Carapaz stacca Mcnulty, che viene riassorbito dai pochi corridori rimasti a giocarsi le medaglie. Carapaz entra nel circuito con trenta secondi nel circuito finale del Fuji e va a vincere una storica medaglia olimpica per l’Ecuador. La volata per argento e bronzo vede premiare (giustamente, visto il lavoro svolto) nell’ordine Van Aert e Pogačar. Come detto, grandissima delusione per l’Italia, che si aggrappa a Filippo Ganna per la cronometro di mercoledì.

Arrivo:
1. Richard Carapaz (ECU)
2. Wout van Aert (BEL)
3. Tadej Pogačar (SLO)
4. Bauke Mollema (OLA)
5. Michael Woods (CAN)
6. Brandon Mcnulty (USA)
7. David Gaudu (FRA)
8. Simon Yates (GBR)
9. Rigoberto Uran (COL)
10. Maximilian Schachmann (GER)

Manuel Radaelli

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