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Roma, 8 feb – Nel dicembre del 2019 l’Algeria ha approvato una nuova legge che si pone come obiettivo quello di meglio regolamentare il settore energetico. Eni ha, di recente, firmato un accordo di collaborazione con la società petrolifera statale Sonatrach che riflette proprio i contenuti relativi al nuovo quadro normativo. A tale proposito di recente l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha incontrato il ministro algerino dell’energia Abdelmajid Attar. Presente anche l’amministratore delegato di Sonatrach, Tourik Hakker. Eni è presente in Algeria da decenni e, nella nazione nordafricana, è titolare di 32 concessioni che producono 80mila barili di petrolio al giorno.

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L’accordo stabilisce una rinnovata collaborazione nell’esplorazione e nell’estrazione di petrolio e gas naturale nell’area (dell’entroterra) di Berkine, così da sfruttare nuovi giacimenti usando le infrastrutture esistenti e realizzate negli anni scorsi. Eni e Sonatrach stanno già estraendo petrolio dalla zona nord di Berkine e adesso intendono espandere la produzione di petrolio verso sud.

Eni in Algeria: petrolio, gas… e rinnovabili

Aspetto interessante della collaborazione tra Eni e Sonatrach è l’uso di fonti rinnovabili per il funzionamento dell’impianto. La società del cane a sei zampe ha realizzato una centrale fotovoltaica proprio per lo scopo: questo fa parte di un piano più ampio volto a ridurre il consumo di gas naturale per l’estrazione di petrolio e, di conseguenza, diminuire le emissioni di anidride carbonica. Sia Eni che Sonatrach sono impegnate a espandere la loro collaborazione in Algeria, lavorando in tandem su vari progetti. Tutto questo senza perdere di vista l’obiettivo di contenere nel lungo termine le emissioni di anidride carbonica e ridurre al minimo le perdite di gas naturale.
Un obiettivo, quest’ultimo, che non ha solo benefici ambientali ma anche economici. Meno gas si utilizza per alimentare gli impianti di estrazione, infatti, più ne potrà essere commercializzato e venduto.
Giuseppe De Santis

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