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Siria, l’esercito di Assad avanza a Idlib e libera l’antica Ebla

by Andrea Bonazza
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Ebla, esercito siriano

Damasco, 7 feb – Arrivano dalla Siria notizie incoraggianti su quelle che dovrebbero essere le ultime fasi di una guerra che dura da 9 anni, ma non senza ulteriori difficoltà e consueti attacchi dai paesi confinanti che, grazie anche agli Stati Uniti, continuano a minare i processi di pace nel già delicato scacchiere mediorientale. Al di sotto della linea rossa controllata dalle milizie turche accompagnate dai soldati russi, sul fronte di Idlib, ad oggi il più caldo, in questi giorni l’esercito regolare di Bashar Assad sta riconquistando importantissime zone occupate dai terroristi come Salihiya ed Ephes, a nord della cittadina di Saraqib, ora completamente accerchiata e isolata da eventuali rinforzi terroristici o turchi.

Nel video sotto una collaboratrice de Il Primato Nazionale con le truppe siriane a Saraqib

La liberazione di Ebla

La notizia più spettacolare per il mondo intero è la liberazione di Ebla, uno dei siti archeologici più antichi dell’umanità risalente al III millennio a.C. e scoperto dalla missione italiana diretta dal prof. Paolo Matthiae nel 1964. Citata anche nella Bibbia, nel corso del conflitto Ebla era stata trasformata dai gruppi terroristi in base militare e depredata dei suoi importantissimi reperti riportando danni ingenti alle strutture millenarie che la caratterizzavano. Liberata questa settimana dall’esercito di Assad insieme al resto del distretto Tell Mardikh, oggi questo patrimonio protosiriano di oltre 50 ettari è rientrato in possesso dei suoi legittimi custodi che potranno presto riconsegnarlo all’umanità.
Nella liberazione di Tal Mardikh, a sud ovest di Saraquib, in un ambulatorio a servizio di Jabhat al-Nusra i militari siriani hanno trovato medicinali provenienti da Arabia Saudita e Kuwait che si confermano dunque tra i primi sponsor dei terroristi dall’inizio della guerra.

Ma anche l’occidente non scherza e a Kafar Amin i soldati di Assad hanno sequestrato nelle basi militari di al-Nusra grandi quantità di armi e munizioni di fabbricazione americana, come dimostrano le foto pubblicate dall’agenzia siriana Sana. Fatto che  pone diversi dubbi sul ruolo svolto dagli Usa al fine di indebolire il governo di Damasco e proseguire con lo sfruttamento petrolifero dei territori più a nord. Violenti attacchi dei gruppi terroristici sostenuti dalle forze turche nella zona di Al Nayrab, nord ovest di Saraqib, sono stati respinti dai militi di Damasco che sono riusciti a distruggere un’autobomba prima che raggiungesse le postazioni dell’esercito siriano impegnate nel controllo della provincia di Idlib.

Gli attacchi israeliani

La scorsa notte invece, la contraerea siriana è entrata in azione intercettando diversi missili lanciati da tre raid israeliani dalle colline del Golan siriano occupato da Israele. I missili erano indirizzati su Kiswa, Marj al Sultan e Izrae, tutte zone civili alla periferia della capitale siriana Damasco, oggi in ricostruzione e completamente liberata dai terroristi. In una nota, ancora una volta censurata dai media europei, il ministero della Difesa siriano sottolinea che questa ennesima aggressione israeliana non sarà in grado di salvare le organizzazioni terroristiche che crollano di fronte all’avanzamento degli uomini di Bashar Assad, legittimamente impegnati a liberare i territori di Idlib e a sud di Aleppo ancora occupati dai fondamentalisti armati. Dura e immediata anche la risposta del Comando Generale dell’Esercito arabo siriano, secondo cui l’aggressione israeliana sarebbe avvenuta per coprire l’infiltrazione di un convoglio militare turco in territorio siriano ma le truppe di Damasco sono pronte a liberare ogni parte del Paese e combatteranno contro ogni aggressione sotto qualsiasi forma e provenienza.

Il discutibile ruolo delle Nazioni Unite

Nonostante per 8 anni abbiano sostenuto gruppi armati fondamentalisti, Stati Uniti, Inghilterra e Francia ieri all’Onu hanno chiesto l’immediato cessate il fuoco nella zona di Idlib, notizia diffusa dalle maggiori testate occidentali che però hanno completamente omesso le secche repliche russe e siriane. L’ambasciatore russo all’Onu ha ricordato che Idlib, occupata dai gruppi terroristi, fa sempre parte della Siria e non si può parlarne come se fosse uno stato a sé: “Il governo di Damasco ha il diritto di difendere la propria sovranità nazionale”. Inoltre i rapporti delle Nazioni Unite insistono a non menzionare le perdite e le vittime causate dai gruppi jihadisti che colpiscono civili, scuole e ospedali. L’ambasciatore di Mosca chiude poi con uno schiaffo a Washington ribadendo che i giacimenti petroliferi nel nord est siriano devono essere restituiti ai loro legittimi proprietari e gli americani devono smettere di rubare ricchezze e risorse del popolo siriano, già alle prese con l’embargo europeo e una difficile fase di ricostruzione.

Sempre alle Nazioni Unite l’ambasciatore siriano ha dichiarato che la Siria non mancherà di adempiere al suo dovere di liberare i suoi cittadini dalle milizie fondamentaliste nella provincia di Idlib e da ogni centimetro del suo territorio. “Se realmente l’Onu vuole migliorare la situazione umanitaria – continua l’ambasciatore di Assad – chieda ai paesi coinvolti di smettere di sostenere i gruppi terroristici e di fermare l’aggressione alla Siria, sostenendo piuttosto gli sforzi dello Stato siriano nella lotta al terrorismo”. Proseguendo il suo discorso, il portavoce di Damasco ha reputato assordante il silenzio sulle violazioni turche e israeliane della sovranità siriana da parte dei paesi che hanno chiesto la seduta urgente del Consiglio di Sicurezza. “Perché il Consiglio di Sicurezza non riesce a condannare l’occupazione americana di alcune parti dei territori siriani, le invasione turche e i continui attacchi missilistici israeliani contro di noi? Le forze degli aggressori continuano a saccheggiare la ricchezza della Siria e il tentativo di alcuni paesi di imporre l’agenda della Nato al Consiglio di Sicurezza mina il suo ruolo. Il Consiglio di Sicurezza ormai è stato trasformato in un forum della Nato per fomentare e incitare odio contro la Siria con una retorica isterica, e questo è inaccettabile”.

Andrea Bonazza

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