Mosca, 21 lug – Negli ultimi mesi abbiamo già scritto della strategia russa di aumenterare le proprie riserve auree; una scelta condivisa dalla Cina e che abbiamo inquadrato come il modo per tutelarsi in un futuro dove il dollaro possa non essere più “la moneta degli scambi internazionali” o perlomeno non l’unica.

Il rapporto tra Stati Uniti, Russia ed Ue è risultato parecchio contraddittorio e difficile da leggere: il recente incontro ad Helsinki tra Trump e Putin ha quasi lasciato la sensazione che gli Usa volessero tenere nel futuro prossimo una linea più morbida nei confronti della Russia.

Quel che è certo è che è stato dato poco risalto, se non in qualche sito specializzato, di un fatto piuttosto interessante: la Russia ha venduto la quasi totalità dei titoli di Stato Usa di sua proprietà nel periodo tra aprile e maggio di quest’anno, finendo per non apparire neanche tra i primi 33 paesi possessori di questo attivo.

La scelta di vendere una enorme quantità di titoli in un così breve tempo è quanto meno sospetta ed è apparsa come una risposta asimmetrica alla politica delle sanzioni tenuta da Washington.
La Russia era il 16° possessore di titoli Usa al mondo ma deteneva meno di un decimo dei titoli detenuti da altri paesi come il Giappone e la Cina, tuttavia l’aver venduto così rapidamente i titoli in proprio possesso ha avuto un effetto sul mercato e soprattutto ha mostrato al governo Usa che è a propria volta vulnerabile non solo a questa strategia di “svendita”, ma soprattutto al rischio “panico” che una vendita concordata per tempi e modi tra più attori può scatenare.

Se l’ammorbidirsi delle posizioni Usa è legato a questa forma di pressione russa o alla personale strategia del presidente Trump (effettivamente non particolarmente anti – russo rispetto all’estabhlisment Usa) è presto per dirsi: quel che è certo è che se la Russia ha ottenuto quel che voleva, anche solo parzialmente, percorrendo questa strada a maggior ragione potremmo vedere una Cina (che al momento è ancora il maggior possessore di titoli Usa al mondo) agire di conseguenza nei confronti della guerra commerciale che rischia di scoppiare tra Pechino e Washington come conseguenza delle politiche trumpiane.

Guido Taietti

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