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Parigi, 17 dic – Continuano le massicce proteste in Francia contro la riforma delle pensioni. Lo sciopero dei trasporti è giunto al tredicesimo giorno e sta di fatto paralizzando l’intero Paese. E’ noto d’altronde che quando i francesi decidono di contestare il governo, lo fanno senza indugi e danno spesso vita a manifestazioni eclatanti. Sta di fatto che oggi 90mila case sono rimaste senza luce a causa di azioni compiute da esponenti del sindacato CGT contro la rete elettrica di Lione e della regione della Gironda.

La direzione del gestore della rete non ha avuta alcuna remora a parlare di “atti ostili” collegati al “movimento sociale” che sta protestando contro la riforma delle pensioni. Allo stesso tempo CGT e RTE hanno rivendicato le azioni. Nel frattempo vicino a Parigi si registrano rallentamenti e code lunghissime, con ingorghi di 300 chilometri attorno alla capitale. Una situazione di fatto sempre più allarmante per l’esecutivo di Emmanuel Macron, sempre meno apprezzato dai cittadini e adesso piombato letteralmente nel caos.

Governo allo sbando

Il premier Edouard Philippe ha convocato per domani i sindacati, ma la scossa più dolorosa è arrivata ieri con le dimissioni di Jean-Paul Delevoye, alto commissario francese che proprio su indicazioni su indicazioni di Macron ha ideato la riforma pensionistica che ha scatenato l’ondata di proteste. Il gesto di “Monsieur Retraites” (Signor Pensioni), come Delevoye è stato ribattezzato dai francesi, non è bastato però a placare le contestazioni. L’alto commissario del governo, dimettendosi ha parlato di “attacchi violenti” e “falsità” contro di lui, con il preciso obiettivo da parte dei suoi detrattori di “colpire un progetto essenziale per la Francia”. Parole che evidentemente non sono piaciute ai manifestanti, finendo anzi per esacerbarne gli animi.

Eugenio Palazzini

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