Gaza, 13 mar – È uscito illeso da un attacco avvenuto a poca distanza da lui il premier palestinese Rami Hamdallah, in visita a Gaza. Un’esplosione è avvenuta appena dopo il checkpoint di Beit Haroun, poco lontano dal valico di Erez, che divide la Striscia di Gaza da Israele. Insieme al premier c’era il anche il capo dell’intelligence dell’Autorità Palestinese, Majid Farraj, anch’egli uscito illeso.

Subito dopo l’attacco l’Autorità Nazionale Palestinese ha accusato Hamas, che controlla la Striscia, di non essere in grado di garantire la sicurezza, il presidente Abu Mazen ha parlato di “atto codardo” e ha incolpato Hamas di essere dietro all’attentato che ha colpito il premier. Pare che alcuni membri di Hamas siano stati fermati per l’attentato.

Hamas tuttavia rimanda al mittente ogni accusa e su Twitter condanna quello che definisce un “attacco criminale”. Il portavoce del ministero degli Interni di Gaza, Iyad al Buzom, ha detto ad Al Jazeera che il suo governo aveva preso tutte le precauzioni per garantire la sicurezza del primo ministro palestinese e ha assicurato di avere già avviato un’indagine per individuare i responsabili dell’attacco, e di avere già arrestato due potenziali sospetti.

Hamdallah stava entrando nella Striscia di Gaza per recarsi a un depuratore di acqua che proprio oggi doveva essere inaugurato, e la visita era già stata rimandata cinque mesi fa. Dopo l’attacco, l’inaugurazione si è svolta come da programma, e Hamdallah ha dichiarato: “Ritornerò a Gaza, nonostante quello che è successo oggi e chiedo ad Hamas di consentire al governo di controllare efficacemente la Striscia di Gaza”. Ha inoltre aggiunto che è in atto “un grande complotto contro il progetto nazionale e Hamas non deve permettere che riesca”.

Sull’esplosione sono ancora molti gli elementi da verificare. Quel che è certo è che l’attentato rende sempre più difficile il processo di riconciliazione nazionale palestinese, nonostante gli accordi di facciata raggiunte nei mesi scorsi, che mai sono riusciti a decollare e a porre le basi per dei passi avanti concreti sul futuro dei territori palestinesi. Ma più di ogni cosa, quel che va chiarito è chi ci sia davvero dietro l’attentato, e a chi può giovare una situazione di questo genere. Di sicuro non al popolo palestinese.

Anna Pedri

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