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Washington, 4 giu – Se qualcuno non lo sapesse, Google ha al suo interno una divisione che si occupa della diversity, ossia dei diritti delle minoranze etniche, religiose, sessuali e così via. All’apice di questo settore delicatissimo c’era fino a poche ore fa Kamau Bobb. Che avrà anche il «pregio» di essere afroamericano e amante della «diversità», ma ha il difetto di non amare particolarmente lo Stato d’Israele. E chi non ha a cuore Israele, si sa, viene prontamente accusato di antisemitismo. Però, appunto, chi è antisemita non può lavorare in Google. Tant’è che Bobb è stato licenziato in tronco dal colosso di Mountain View.



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Google antisemita?

Galeotto fu un post pubblicato da Bobb sul blog nel 2007. Il pezzo si intitolava Se io fossi un ebreo, e affrontava la spinosissima questione del conflitto israelo-palestinese. Ecco i passaggi incriminati che sono costati al capo della diversity di Google l’appellativo di antisemita: «Se io fossi un ebreo, sarei preoccupato del mio appetito insaziabile per la guerra e per l’omicidio a difesa di me stesso». E ancora: «L’autodifesa è senza dubbio un istinto, ma io avrei paura della mia crescente insensibilità verso la sofferenza degli altri», ha scritto Bobb in un impeto filo-palestinese.

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Diversità sì, ma non d’opinione

C’è un problema: Michael Dickinson, capo dell’organizzazione pro-Israele Stand With Us, ha ripescato dai meandri del Web questo vecchio post (che ora è stato rimosso), scatenando un vespaio di polemiche. «Paragoni rivoltanti e antisemiti tra le azioni dei nazisti e quelle dell’unico paese ebraico al mondo», ha tuonato Dickinson, a cui si sono aggiunte le rimostranze del Simon Wiesenthal Center e di altre associazioni ebraiche. Naturalmente, Google non aveva alcuna intenzione di passare per antisemita, e quindi ha prontamente licenziato Bobb: «Condanniamo inequivocabilmente gli scritti passati di un membro del nostro team che stanno causando profonda offesa e dolore ai membri della nostra comunità ebraica», ha dichiarato un portavoce di Google alla Bbc. «Questi scritti sono indiscutibilmente dolorosi. L’autore lo riconosce e si è scusato. Non farà più parte della nostra squadra per la diversity». Insomma, in Silicon Valley la «diversità» va bene, basta che non sia quella di opinione.

Elena Sempione

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2 Commenti

  1. Io sono Nazionalsocialista , ma non ho alcun pregiudizio sullo stato di Israele …… a parte le cazzate combinate in Libano …. ma ormai è STORIA , e le ultime elezioni , ma chi siamo noi per criticare avendo avuto conte ed il Gran Grullo ?????

    Forse gli Ebrei dovrebbero riconsiderare chi sono OGGI i NEMICI …..

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