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vanessa gretaRoma, 2 gen – Nella drammatica vicenda del rapimento di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due cooperanti lombarde rapite nei pressi di Aleppo cinque mesi fa, e apparse in un video nel quale chiedono al governo italiano di riportarle a casa quanto prima, sembra emergere una nuova pista su chi le abbia in custodia.

Se in un primo tempo si è infatti ritenuto – a seguito di una rivendicazione rilanciata da tutti gli organi di informazione e rivelatasi poi inattendibile – che le due ventenni fossero nelle mani di Al Nusra, gruppo islamista affiliato ad Al Qaeda, notizia riportata anche dal nostro giornale, secondo quanto scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera del 2 gennaio, pare invece che gli autori del rapimento, o comunque gli attuali carcerieri, siano miliziani dell’Esercito Siriano Libero (Esl).

La notizia è sicuramente positiva per il destino delle cooperanti, in quanto la mediazione turca potrebbe portare, come già accaduto in passato, alla liberazione delle prigioniere, ma rischia di stravolgere la percezione dell’opinione pubblica occidentale sulle vicende siriane.

Fra i diversi gruppi che stanno cercando di rovesciare il governo di Bashar al Assad, l’Esercito Siriano Libero è l’unico che finora sia riuscito ad evitare l’attributo di “tagliagole”, facendosi anzi identificare come l’unica opposizione “demoratica, laica e moderata” al Regime.

In questi anni di guerra civile l’Occidente non ha mai smesso di tessere le lodi dell’Esl, formato essenzialmente da disertori delle Forze Armate, e in ogni occasione si è detto che bisognava puntare su di loro per liberare la Siria dal “tiranno” senza farla cadere nelle mani dei gruppi jihadisti.

A ben vedere qualche dubbio agli addetti ai lavori era venuto, quando l’Esl si era alleato con Al Nusra, formazione che prende gli ordini direttamente da Al Zawairi, il medico egiziano che ha preso il posto di Osama Bin Laden a capo di Al Qaeda, ma l’alleanza era stata vista come una scelta tattica obbligata di fronte allo strapotere militare e mediatico dell’Isis, che a sua volta aveva rotto i rapporti con Al Nusra a seguito di uno scontro con lo stesso Al Zawairi.

Più corposi erano i dubbi sull’efficienza dell’Esercito Siriano Libero sui campi di battaglia, tanto che si era ritenuto necessario coprirlo di dollari per reclutare e addestrare nuovi miliziani da spedire sui vari fronti della guerra civile.

L’operazione non aveva dato i frutti sperati e siccome l’Esl ha preso a pretesto della sua inconsistenza bellica i bombardamenti voluti da Obama sulle roccaforti dell’Isis, i finanziamenti si sono fermati, creando una crisi finanziaria che ha portato molti uomini ad abbandonare l’Esl per unirsi ad Al Nusra (che ha rotto l’alleanza) e all’Isis. La diserzione dei disertori.

A prescindere dalle perplessità sulle effettive motivazioni ideali di miliziani che cambiano casacca sulla base delle finanze di uno o dell’altro gruppo, il dato di fatto sembra essere il progressivo disfacimento della cosiddetta “opposizione moderata”, ridotta – se la notizia sarà confermata – a rapire due ingenue ragazze per scucire qualche dollaro all’occidente. Forse i soldi dell’eventuale riscatto permetteranno di prolungarne l’agonia (il quotidiano The National, di proprietà del governo degli Emirati Arabi, ha già recitato il de profundis due mesi fa), ma il danno di immagine, unito all’incapacità di prendere iniziative militari degne di nota, rischiano di dare il colpo di grazia all’Esl, riducendo la guerra civile a un confronto fra il governo di Assad e le bande di integralisti che decapitano i prigionieri in nome del Corano.

Mattia Pase

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