Roma, 1 lug – Il primo luglio non è una data come le altre per i cittadini di Hong Kong. È infatti l’anniversario del ritorno alla sovranità cinese dell’ex colonia britannica, di cui quest’anno si celebrano i venticinque anni. Una ricorrenza che assume un significato particolare anche alla luce delle durissime proteste per l’autonomia della città nel 2019.

La «vera democrazia» secondo Xi Jinping

Ai festeggiamenti pubblici è intervenuto anche Xi Jinping, con quello che rappresenta il primo viaggio del presidente cinese fuori dalla Cina continentale da 893 giorni, ovvero dall’inizio della pandemia per il Covid-19. Nel suo discorso, Xi Jinping ha affermato che la «vera democrazia» di Hong Kong sia cominciata venticinque anni fa, proprio con «il ritorno dei territori alla madrepatria», fatto che ha portato ad «una nuova epoca nella sua storia».

Un processo sicuramente non facile, tanto che perfino Xi Jinping ha ammesso difficoltà e problemi, i quali però adesso sembrano essere superati: «Dopo il vento e la pioggia Hong Kong è rinata dalle sue ceneri, è di nuovo vibrante». Un successo che sarebbe dovuto alla dottrina di «un Paese, due sistemi», che avrebbe permesso «grande vitalità» e assicurato «prosperità e stabilità». Xi Jinping ha poi sottolineato l’importanza del sistema socialista e soprattutto della leadership del Partito comunista, ammonendo che «tutti i residenti devono rispettare coscienziosamente e sostenere il sistema fondamentale del nostro Paese».

Quale futuro per Hong Kong?

All’opposto della narrazione cinese vi è quella britannica, con il premier Boris Johnson che su Twitter ha accusato la Cina di «non avere adempiuto ai propri obblighi», in altre parole di non aver rispettato le libertà e l’assetto democratico di Hong Kong. Secondo alcuni commentatori, nonostante i toni entusiastici di Xi Jinping sul successo dell’idea di «un Paese, due sistemi», proprio questo concetto sarebbe venuto meno, con la Cina che sta portando avanti un processo di normalizzazione per Hong Kong. Non a caso i festeggiamenti per i venticinque anni del ritorno di Hong Kong alla Cina hanno visto anche un cambio di vertice, con John Lee Ka-chiu che succede a Carrie Lam alla guida della regione amministrativa speciale cinese. John Lee è un ex poliziotto che ha svolto un ruolo chiave proprio nella repressione delle proteste del 2019.

Michele Iozzino

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