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Macron Roma, 22 mar – I poteri forti, dalla finanza ai media, hanno già deciso: il nuovo premier francese deve essere Emmanuel Macron. Dopo il dibattito televisivo di lunedì sera fra i cinque maggiori candidati alle presidenziali francesi (oltre a Macron ci sono Marine Le Pen, François Fillon, Benoît Hamon, e Jean-Luc Mélenchon), tutti sono concordi che è il candidato di “En Marche!” ad aver vinto. Lo dicono “i sondaggi”, il che è di buon auspicio per Marine Le Pen, visti i buchi nell’acqua clamorosi dei sondaggisti nelle ultime importanti elezioni occidentali. Anche il gauchiste Mélenchon avrebbe fatto un buono score, ma quest’ultimo non ha praticamente speranze di arrivare al ballottaggio.

Al dibattito, Macron si è destreggiato fra destra e sinistra, dando ora ragione a Mélenchon, ora al leader del centrodestra Fillon. Una trasversalità che, secondo i suoi avversari confina con la vacuità: “Sa, signor Macron, lei ha un talento incredibile, è riuscito a parlare per sette minuti senza che io sia in grado di riassumere il suo pensiero, perché non ha detto nulla! È il vuoto siderale!”, l’ha apostrofato la Le Pen. Fillon non ha brillato, forse perché i suoi recenti problemi giudiziari rappresentano una spada di Damocle che ne frena l’irruenza. Ha comunque saputo trovare parole forti contro il suo avversario diretto, ovvero la Le Pen: “Il vero serial killer del potere d’acquisto dei francesi è la signora Le Pen con l’uscita dall’euro e il ritorno del franco”. E lei: “Signor Fillon, lei vuol far paura, è una tecnica che è già stata usata prima della Brexit o dell’elezione di Donald Trump”. Defilato Benoît Hamon, l’altro leader della sinistra, che però non ha entusiasmato.

L’investitura di Macron come futuro premier arriva comunque dal più grande elettore della politica internazionale degli ultimi anni: lo spread. In apertura delle contrattazioni, il differenziale tra gli Oat, i titoli di Stato francesi, e il decennale tedesco è sceso di quattro punti, scendendo a quota 64 punti base rispetto ai 68 di ieri. L’ex ministro dell’Economia ed ex membro della banca Rotschild punterà proprio sulla sua presunta affidabilità sulla scena economica, contrapponendosi agli ipotetici scenari catastrofici in caso di vittoria della Le Pen. Con la paradossale conclusione che il popolo che con più forza ha espresso la propria ribellione nei confronti delle élite potrebbe presto avere un premier che viene dritto dritto dal settore bancario.

Adriano Scianca

1 commento

  1. Quindi mi spieghi la logica, i sondaggi non sono credibili quindi le Pen dovrebbe gioirsene e sono invece credibili quando si tratta di Mélenchon ? Il suo ragionamento manca di coerenza.

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