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le penBruxelles, 29 apr – In vista dell’elezioni europee del 25 maggio, il think tank inglese Open Europe ha pubblicato uno studio, basato su vari sondaggi e proiezioni raccolti da Vote Watch Europe, che prevede una netta avanzata dei vari partiti euro-scettici. Secondo Open Europe i partiti della protesta anti-Ue potrebbero ottenere il 31% dei consensi alle prossime elezioni, sei punti percentuali in più rispetto al risultato ottenuto nel 2009, guadagnando così 54 seggi parlamentari nei confronti dell’attuale composizione. Nonostante il buon risultato che le formazioni anti-Ue dovrebbero ottenere nelle urne, secondo lo studio inglese il nuovo Europarlamento continuerà ad essere dominato dai partiti favorevoli allo status quo, seppur con un peso numerico minore rispetto al passato. Il think tank auspica un compattamente di queste formazioni, così da poter marginalizzare le aspirazioni anti-Unione: si tratta insomma di un remake delle larghe intese che hanno governato l’Italia negli ultimi anni.



Open Europe, favorevole ad una politica liberale e liberista, vede nel potenziale successo delle forze euro-scettiche, anti-immigrazione e anti-austerity un grosso pericolo, in quanto rappresentanza di sentimenti neo-fascisti. Lo studio rispolvera quindi lo spauracchio del pericolo estremista per screditare partiti che criticano l’Unione Europea, il suo apparato e le linee economico-politiche “suggerite” ai governi nazionali. Sembra quindi impossibile criticare il Trattato di Maastricht e quello di Lisbona, il Fiscal compact e il Meccanismo europeo di stabilità senza essere tacciati di populisti, se non peggio.

Il think tank inglese, inoltre, prevede tra i gruppi parlamentari la scomparsa del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (Efd), al quale aderiscono la Lega Nord e l’Ukip britannico, sostituito da un nuovo gruppo di “estrema destra”, del quale dovrebbero far parte le principali le formazioni apertamente anti-Ue.

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Anche in questo caso il think tank parla di estrema destra per nascondere le legittime aspirazioni di quei movimenti che non accettano di vedere il proprio paese succube delle decisioni prese da burocrati e tecnici di Bruxelles e che vorrebbero un ritorno alla sovranità nazionale e al primato della politica sull’economico.

D’altronde, il presidente della Open Europe, Rodney Leach, ha un ruolo importante nella multinazionale Jardine Matheson Holdings Limited, impegnata in moltissimi settori e che nel 2009, nel pieno della crisi, ha dichiarato profitti per 1604 milioni di dollari. Come poteva non screditare quei partiti che chiedono un ripristino dell’autorità nazionale a discapito del mercato globale?

Renato Montagnolo

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