Damasco, 24 Feb – E’ come se, mentre la vostra casa va a fuoco, voi vi prodigaste disperatamente per salvare le fioriere del giardino, per chi vi vedesse dall’esterno sembrereste realmente interessati a salvare il salvabile ma, alla fine, cosa avreste ottenuto? La casa che va a fuoco, ovviamente in maniera figurata, è la Casa Bianca a Washington e si porta appresso, nel crollo, l’intera credibilità del presidente Obama in materia di sicurezza globale e strategia geopolitica. L’accordo raggiunto a Monaco e chiuso successivamente con un colloquio telefonico tra lo Zar Putin e il presidente americano, su un cosiddetto cessate il fuoco in Siria, fa acqua da tutte le parti. In primis al tavolo delle trattative ancora non si è raggiunto un punto comune sulla identificazione delle formazioni terroristiche che operano in Siria e non perché esse siano di difficile individuazione, considerate che molte di esse si sono da tempo dotate di canali social e video, ma perché ognuna di queste bande, grandi o piccole che siano, ha un suo preciso “sponsor” o “tutor” internazionale che non vuole vedere la sua pedina finire nella parte della lavagna destinata ai cattivi. Un passaggio non da poco considerando che la “lista nera” delle formazioni armate che operano nella Repubblica Araba di Siria è ad oggi abitata quasi esclusivamente dal Fronte Al Nusra e dall’Isis, destinatari dei bombardamenti russi fatti proprio in base alla priorità comune di Russia, Siria ed Iran, di colpire le multinazionali del terrore prima che diventino superpotenze, magari con l’aiuto di qualche agenzia di sicurezza globale.
Quindi, il primo punto oscuro che mina la credibilità dell’accordo è esattamente questo: Chi è un terrorista? Secondo Luca Coffey, ricercatore 
Il caso dei curdi dello YPG ha poi dell’assurdo e sottolinea chiaramente quanto sia caotica la situazione sul terreno. Lo YPG è l’ala armata del Partito Democratico curdo-siriano PYD. Allo stesso tempo le sue milizie combattono l’Isis e alcune altre formazioni ribelli in Siria, quindi in teoria aiutano Assad e ostacolano chi supporta i ribelli (tutto il mondo a guida Usa compresa Italia), ma combattono anche le forze siriane appoggiate dai russi, quindi si ribalta lo schema che in questo caso li vede in linea con l’azione di Isis, Al Nusra e Turchia, quest’ultima impegnata in una caccia spietata, da anni, contro i curdi in patria e oltre confine e da qualche mese in piena rotta di collisione con la Russia dopo aver deliberatamente abbattuto un Su-24 che aveva sconfinato per dieci secondi in territorio turco ma, che più probabilmente stava colpendo con troppa insistenza le postazioni dei ribelli pro turchi a ridosso del confine. A tutto ciò va aggiunto, per amor di cronaca, il ricordo tragico della storia di questi cessate il fuoco, una storia fatta di annunci roboanti e appelli alla pace puntualmente smentiti, sacrificati sull’altare della realpolitik e degli interessi strategici o economici. Per citarne alcuni va ricordata la storia triste del tavolo di pace sull’Ucraina, il cosiddetto Minsk II, i cui lavori si svolgevano proprio mentre infuriava una delle battaglie più feroci della secessione ucraina, quella per il controllo dell’importantissimo snodo ferroviario di Debaltsevo che, in barba al cessate il fuoco raggiunto al tavolo il 15 febbraio, venne conquistato e occupato dai filo-russi che continuarono a combattervici fino al 18 dello stesso mese.

Il fattore generale di questa crisi dei paesi “amici degli Usa” 

Alberto Palladino
1 commento
In effetti, le proccupazioni di Obama sono la campagna elettorale di Trump e gli isolotti artificiali nei mari cinesi.
A Kerry occuparsi dell’operazione cosmetica per non rendere troppo appariscente la débâcle nel Vicino Oriente.