IRAN-ZARIF-MONITORTeheran, 16 gen – Oggi per l’Iran è l’ “Implementation Day”, giorno che potrebbe segnare l’uscita del Paese da un clima di isolamento economico che dura ormai da circa 40 anni. La conferma potrebbe arrivare dall’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), con la certificazione dell’ente riguardo l’adempimento da parte di Teheran di alcune condizioni stabilite nel luglio scorso tra il governo persiano e i “5+1” (Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Gran Bretagna e Germania).

Il decisivo incontro è previsto per oggi a Vienna dove il ministro degli Esteri iraniano, Mohamad Javad Zarif, accompagnato dal viceministro e dal capo dell’Agenzia atomica iraniana, incontrerà il segretario di stato americano, John Kerry, e l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Federica Mogherini. Il prezzo da pagare per il raggiungimento dell’accordo è stato il ridimensionamento delle attività nucleari iraniane e il suo possibile congelamento per un periodo di 10 anni. L’effetto pratico sull’economia persiana si valuta pari a una cifra assimilabile ai 100 miliardi di dollari. Zarif commenta così: “Oggi è un buon giorno per il popolo iraniano, tutte le sanzioni discriminatorie contro l’Iran verranno tolte”; su Twitter annuncia “L’Iran è pronto”. I manager di Shell e Total si trovano già a Teheran per i futuri incontri con le società nazionali iraniane petrolifere.

Zarif-Federica-Mogherini

Sul piano interno, la Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Khamenei, aveva posto le sue considerazioni nel luglio 2015, invitando le autorità ad un attento esame del Piano d’Azione Comune proposto dalla comunità internazionale, al fine di evitare possibili raggiri politici. Rohani rassicura: “Per l’Iran questo è un passo importante”. L’accordo, oltre ad avere un riscontro economico sul versante interno del paese, potrebbe avere anche delle conseguenze sul piano geopolitico. In una fase così calda di lotta al terrorismo, l’Iran già da anni è schierato politicamente e militarmente al fianco di paesi come Siria e Iraq per sconfiggere le forze islamiche fondamentaliste internazionali.  A preoccuparsene, sono le potenze mediorientali sunnite (Arabia Saudita  e paesi del Golfo) e Turchia: il timore di perdere l’egemonia strategica sulla zona e il rapporto privilegiato con Washington è molto forte.

Ada Oppedisano

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1 commento

  1. A livello interno sarà interessante capire chi concretamente si avvantaggerà dell’apertura degli scambi: la borghesia “bazaari”, parte del blocco conservatore assieme a clero, mezzi ceti medi e IRGC (profondamente coinvolti nell’economia persiana), o le forze più o meno popolari più o meno riformiste di Rouhani? Rispondere a questa domanda è utile per capire chi e come si posizioneranno i vari attori in vista della forse vicina dipartita della Guida Suprema Marja’ Alì Khamanei.

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