Città del Messico, 2 lug – Il Messico ha voltato pagina e alle elezioni generali i cittadini hanno eletto il superfavorito della vigilia: Andrés Manuel López Obrador, leader del movimento Morena, populista nazionalista di sinistra. La sua vittoria, con iltre il 50% delle preferenze, è stata riconosciuta da tutti gli altri candidati. Il presidente uscente, Enrique Pena Nieto, si è congratulato ocn il vincitore, e persino il presidente americano Donald Trump si è detto “ansiosissimo di lavorare con lui”, il primo presidente di sinistra del Messico.

López Obrador è stato definito da qualcuno il Trump messicano, anche se le sue posizioni sono all’opposto e sono state ben descritte in un libro che il nuovo presidente ha pubblicato su Trump. Ex sindaco di Città del Messico, 64 anni, chiamato Amlo dai messicani, ha ottenuto consensi soprattutto nel sud del Messico, zona agricola povera, la cui economia ha subito pesati danni dalle importazioni di prodotti alimentari dagli Stati Uniti. A determinare la sua vittoria, infatti, è stata la rabbia contro il sistema politico che è montata nei sei anni di presidenza Pena Nieto, tra i peggiori della storia messicana.  

Il Messico che López Obrador eredita da Pena Nieto è un Paese in preda alla corruzione, alla violenza e alle violazioni dei diritti umani. A comandare sono i cartelli della droga e le forze paramilitari. Ed è un Paese che si aspetta molto dal suo nuovo presidente, perché da quello precedente è stato solo tradito. Sei anni di presidenza Pena Nieto hanno reso il Messico uno dei posti meno sicuri al mondo, e tutti concordano che la sua politica è stata un fallimento su tutti i fronti, nonostante le ambiziose promesse.

Il nuovo presidente in campagna elettorale ha promesso la fine della corruzione dilagante e la riduzione della violenza e della povertà, ha annunciato massicce riforme, senza specificare dove troverà i soldi per realizzarle. Sta di fatto che i messicani hanno riposto in lui, che era al suo terzo tentativo di salire al potere, la loro fiducia. Le sue prime parole da vincitore sono state un invito ai messicani alla riconciliazione, promettendo che non instaurerà una dittatura e garantendo “libertà di espressione, imprenditoriale e religiosa”.

Il voto messicano si è svolto in un clima di tensione, così come tutta la campagna elettorale. Ieri durante le operazioni di voto una donna è stata uccisa a un seggio. Sconosciuti a bordo di una motocicletta hanno sparato ed ucciso nello Stato di Tabasco una donna di 45 anni che era in fila per esprimere il proprio voto. E il giorno prima una militante di un piccolo partito della sinistra messicana era morta in seguito a uno dei primi attacchi ufficialmente denunciati presso le autorità elettorali impegnate a sorvegliare la regolarità delle elezioni. Si è trattato di Flora Reséndiz, militante del Partito del lavoro (Pt), attaccata a colpi d’arma da fuoco appena uscita da casa sua a Contepec, nello Stato meridionale di Michoacán.

Anna Pedri

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Commenti

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1 commento

  1. ……auguri…..Il Messico è un paese ricco (come tantii paesi del lll mondo) ,ma pieno di ”squali”….Un social-nazionalista…vediamo che saprà fare…

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