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Roma, 4 giu — La storia di un matrimonio combinato che a una prima impressione potrebbe anche far sorridere ma che poi, una volta smaltito il divertimento, lascia molto da pensare: ci arriva dal distretto di Bhadohi, nell’Uttar Pradesh, popoloso stato dell’India settentrionale.

Travestito da donna al matrimonio combinato della ragazza

Un giovane indiano si era travestito da donna per infiltrarsi alle nozze della sua ragazza, promessa sposa dai suoi genitori in un matrimonio combinato ad un altro uomo. Il ragazzo non si era in verità limitato a indossare abiti femmibili. Come una sorta di Mrs Doubtfire si era anche sottoposto a un lungo ed elaborato make-up: in abito tradizionale, sandali, un velo per camuffare le sembianze comunque mascoline, nonostante il trucco pesante e con una borsa a tracolla ha tentato di farsi passare per una delle molte donne invitate allo sposalizio. La sua intenzione era quella di avvicinarsi alla sposa, cioè alla sua ragazza e poterle parlare, ma alla fine la storia non ha un lieto fine: il ragazzo infatti è stato scoperto da un gruppo di parenti di lei e la reazione è ben evidente dalle immagini immortalate in video.

Linciaggio sfiorato

Gli invitati hanno circondato, strattonato e preso a schiaffi il malcapitato, a dimostrazione che la pratica del matrimonio combinato in una vasta parte dell’India è ancora oggi una faccenda estremamente seria. A testimoniarlo, la morte di una donna, la settimana scorsa, evento che ha portato addirittura alla «sostituzione» della defunta con la sorella, per poter comunque concludere le nozze e non deludere le aspettative del promesso sposto. Una sorta di «soddisfatti o rimborsati» della cultura tradizionale indiana.
Chiaro come queste usanze presentino dei seri problemi in tema di autodeterminazione della donna. E se — certo — ogni Paese può avere le sue usanze e le sue tradizioni, appare chiaro come la cosa possa diventare un oggettivo problema a fronte dei flussi migratori. Soprattutto quando certe usanze vengono poi importate nei Paesi occidentali. Spesso nel silenzio generalizzato di progressisti e femministe.

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Cristina Gauri
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